Progetto differenze 2.0: laboratorio creativo parlando di Stephanie Frappart
Comunicati Stampa - 14/02/2026
Parlare di differenze di genere prendendo come esempio la disciplina sportiva
dove probabilmente “pesa” ancora oggi più che in altre ovvero il calcio. E’ stato
questo il tema affrontato dal laboratorio creativo che ha aperto la terza settimana
di incontri del progetto Differenze 2.0 promosso dall’Uisp ed in svolgimento
all’Istituto di istruzione superiore Abramo Lincoln di Enna.
Con i due professionisti Biagio Virlizi e Vincenzo Scuderi sudenti e studentesse
hanno conosciuto una particolare storia che può dare perfettamente l’idea delle
tematiche da affrontare, quella dell’arbitra di calcio francese Stéphanie Frappart
la prima donna a fischiare in un campionato del mondo maschile, nel 2022 in
Qatar. Una “notizia” che ha fatto molto “rumore” anche se poi a pensarci non si
comprende il perchè. O meglio lo si comprende dal fatto che ancora oggi il calcio
è uno sport molto maschilista.
Nel calcio si traduce spesso in due equazioni automatiche:
“calcio = sport maschile”
“arbitri = uomini”
A ragazze e ragazzi invece è stata posta la domanda “Come vi sentireste se ad
arbitrare una vostra partita fosse una donna?”. E nel confronto in aula invece, è
successo qualcosa che ha dato una scossa positiva.
La risposta è stata netta, e per nulla scontata: indifferenza totale.
Non perché “non importi”, ma perché il punto, per loro, è stato un altro: ciò che
conta è la competenza. La conoscenza del regolamento, la capacità di applicarlo
con correttezza, la lucidità nelle decisioni. Non il genere.
Ed è qui che il laboratorio ha centrato un obiettivo fondamentale del progetto: far
emergere gli stereotipi per poterli smontare, senza prediche e senza “lezioni
dall’alto”, ma attraverso lo sport come esperienza concreta, quotidiana, che parla
la lingua dei giovani.
E i comportamenti, nello sport come nella vita, possono diventare esclusione,
discriminazione, violenza (anche “leggera”, quella fatta di battute, etichette,
giudizi rapidi).
Vale la pena fermarsi un attimo su questo: perché lo stesso errore non pesa allo
stesso modo?
Se sbaglia un arbitro uomo, il giudizio resta lì, su di lui: “è scarso”.
Se sbaglia una donna, invece, troppo spesso l’errore diventa un’etichetta più
grande di lei: “le donne non sono adatte”.
È una differenza sottile ma enorme: nel primo caso si giudica la persona, nel
secondo si mette in discussione un intero genere. E questo meccanismo, quando
si ripete, alimenta una cultura ingiusta: quella in cui alcune persone devono
“dimostrare il doppio” solo per essere considerate allo stesso livello.
E la figura di Frappart ci aiuta anche a capire cosa significa essere “la prima”
ovvero portare addosso aspettative, pressione, occhi puntati, giudizi pronti. Ma
vuol dire anche aprire una porta: perché una “prima volta” può diventare, un
giorno, normalità.
Il messaggio che i ragazzi si portano a casa è semplice e potente:
rispetto prima di tutto,
regole e competenza come misura reale del valore,
linguaggio non sessista e relazioni più paritarie,
sport come spazio educativo dove imparare a stare insieme senza schiacciare
nessuno.
Il progetto Differenze 2.0 continua anche la prossima settimana con altri 2
appuntamenti.