Progetto differenze 2.0: laboratorio creativo parlando di Stephanie Frappart

Parlare di differenze di genere prendendo come esempio la disciplina sportiva

dove probabilmente “pesa” ancora oggi più che in altre ovvero il calcio. E’ stato

questo il tema affrontato dal laboratorio creativo che ha aperto la terza settimana

di incontri del progetto Differenze 2.0 promosso dall’Uisp ed in svolgimento

all’Istituto di istruzione superiore Abramo Lincoln di Enna.

Con i due professionisti Biagio Virlizi e Vincenzo Scuderi sudenti e studentesse

hanno conosciuto una particolare storia che può dare perfettamente l’idea delle

tematiche da affrontare, quella dell’arbitra di calcio francese Stéphanie Frappart

la prima donna a fischiare in un campionato del mondo maschile, nel 2022 in 

Qatar. Una “notizia” che ha fatto molto “rumore” anche se poi a pensarci non si

comprende il perchè. O meglio lo si comprende dal fatto che ancora oggi il calcio

è uno sport molto maschilista.

Nel calcio si traduce spesso in due equazioni automatiche:

“calcio = sport maschile”

“arbitri = uomini”

A ragazze e ragazzi invece è stata posta la domanda “Come vi sentireste se ad

arbitrare una vostra partita fosse una donna?”. E nel confronto in aula invece, è

successo qualcosa che ha dato una scossa positiva.

La risposta è stata netta, e per nulla scontata: indifferenza totale.

Non perché “non importi”, ma perché il punto, per loro, è stato un altro: ciò che

conta è la competenza. La conoscenza del regolamento, la capacità di applicarlo

con correttezza, la lucidità nelle decisioni. Non il genere.

Ed è qui che il laboratorio ha centrato un obiettivo fondamentale del progetto: far

emergere gli stereotipi per poterli smontare, senza prediche e senza “lezioni

dall’alto”, ma attraverso lo sport come esperienza concreta, quotidiana, che parla

la lingua dei giovani.

E i comportamenti, nello sport come nella vita, possono diventare esclusione,

discriminazione, violenza (anche “leggera”, quella fatta di battute, etichette,

giudizi rapidi).


Vale la pena fermarsi un attimo su questo: perché lo stesso errore non pesa allo

stesso modo?

Se sbaglia un arbitro uomo, il giudizio resta lì, su di lui: “è scarso”.

Se sbaglia una donna, invece, troppo spesso l’errore diventa un’etichetta più

grande di lei: “le donne non sono adatte”.

È una differenza sottile ma enorme: nel primo caso si giudica la persona, nel

secondo si mette in discussione un intero genere. E questo meccanismo, quando

si ripete, alimenta una cultura ingiusta: quella in cui alcune persone devono

“dimostrare il doppio” solo per essere considerate allo stesso livello.

E la figura di Frappart ci aiuta anche a capire cosa significa essere “la prima”

ovvero portare addosso aspettative, pressione, occhi puntati, giudizi pronti. Ma

vuol dire anche aprire una porta: perché una “prima volta” può diventare, un

giorno, normalità.

Il messaggio che i ragazzi si portano a casa è semplice e potente:

rispetto prima di tutto,

regole e competenza come misura reale del valore,

linguaggio non sessista e relazioni più paritarie,

sport come spazio educativo dove imparare a stare insieme senza schiacciare

nessuno.


Il progetto Differenze 2.0 continua anche la prossima settimana con altri 2

appuntamenti.