Mafia, massoneria e posti di lavoro: il sistema che ha travolto la sanità siciliana

Un funzionario di alto rango della sanità siciliana, un boss mafioso una rete di appalti regionali e, sullo sfondo, i legami con la massoneria. È il quadro delineato dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Palermo nel provvedimento con cui ha disposto perquisizioni a carico di Salvatore Iacolino, fino a pochi giorni fa dirigente generale del Dipartimento Pianificazione Strategica dell’Assessorato regionale alla Salute e, prima ancora, europarlamentare. Iacolino è ora indagato – a piede libero – per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione aggravata.

Il mafioso e il dirigente: una «totale disponibilità»

Al centro dell’inchiesta condotta dalla Procura di Palermo c’è Carmelo Vetro, che il gip definisce «uomo d’onore della famiglia mafiosa di Favara», già destinatario di misure di prevenzione personali e patrimoniali che gli precluderebbero – direttamente o attraverso società sulle quali esercita influenza – l’accesso ad autorizzazioni, appalti e concessioni. Vetro, secondo la ricostruzione del giudice, porta con sé una «pesante dote mafiosa», rafforzata dai trascorsi del padre, descritto come «mafioso di vertice della provincia agrigentina», e da «consolidati, variegati e allarmanti rapporti» derivanti dalla sua appartenenza alla massoneria, definita nell’ordinanza «vero e proprio collante tra le più diverse componenti della società».

È proprio nell’indagine su Vetro che emerge, secondo il gip, la figura di Iacolino. Tra i due, scrive il giudice, si sarebbe instaurato un legame connotato da «totale disponibilità» del secondo nell’assecondare le richieste del primo: in particolare, quelle finalizzate ad avvantaggiare la ANSA Ambiente, società che il gip descrive come riconducibile di fatto a Vetro – circostanza che Iacolino, stando alla ricostruzione giudiziaria, conosceva perfettamente.

Assunzioni in cambio di favori istituzionali

La contropartita, sempre secondo il quadro indiziario ricostruito dal gip, sarebbe stata duplice. Da un lato Vetro avrebbe offerto a Iacolino la possibilità di segnalare persone da far assumere in aziende a lui vicine; dall’altro, il mafioso favarese avrebbe ricondotto la disponibilità del dirigente anche a «passati finanziamenti ricevuti da quest’ultimo in precedenti campagne elettorali», come emergerebbe da una intercettazione. Nell’ordinanza si legge che nel corso di uno degli «incontri documentati» tra i due – avvenuti anche in sedi istituzionali – Vetro avrebbe esplicitamente proposto a Iacolino di segnalare candidati all’assunzione presso un’azienda operante nel messinese. Ed è qui che compare un nome destinato a fare notizia.

Il caso Bernardette Grasso

Secondo la ricostruzione del giudice, Iacolino avrebbe girato quella «opportunità di segnalazione» a Bernardette Grasso – non indagata – all’epoca vice presidente della Commissione d’inchiesta e vigilanza sul fenomeno della mafia e della corruzione in Sicilia. Grasso avrebbe poi interloquito direttamente con Vetro per indicare le persone da assumere. Una circostanza di rilievo politico non secondario: fino a ore fa, Grasso era considerata tra i nomi papabili per entrare nella giunta regionale nell’ambito del rimpasto di governo

Accreditamenti sanitari e pressioni sull’ASP di Messina

Il gip ricostruisce anche il versante degli appalti e degli accreditamenti sanitari. Vetro, stando all’inchiesta, avrebbe sfruttato sistematicamente Iacolino per «instaurare, mantenere e rinsaldare rapporti interpersonali con figure apicali dell’amministrazione regionale, nel settore dei lavori pubblici e della sanità». Due i casi emblematici citati nell’ordinanza: la procedura di accreditamento regionale in favore della società ARCOBALENO s.r.l., riconducibile a Giovanni Aveni – imprenditore descritto come in affari con Vetro e da questi segnalato a Iacolino – e la parallela procedura di revoca dell’accreditamento nei confronti della ANFILD ONLUS sezione di Messina, il cui responsabile sarebbe entrato in contrasto con Aveni e Vetro.

In entrambi i casi, secondo il giudice, Iacolino si sarebbe adoperato non solo interessandosi direttamente degli adempimenti di competenza del suo ufficio, ma anche «sollecitando con insistenza» i direttori generale e amministrativo dell’ASP di Messina e creando «un canale diretto riservato» tra questi e Vetro/Aveni.

Le perquisizioni e cosa cercano gli inquirenti

Sulla base di questo quadro indiziario il giudice ha ritenuto necessario disporre perquisizioni domiciliari, veicolari, informatiche e personali. Gli inquirenti cercano dispositivi elettronici (smartphone, tablet, pen drive, hard disk), somme di denaro contante, documentazione relativa a contabilità «extra», atti riferibili alle procedure di accreditamento, corrispondenza con Vetro e altri soggetti coinvolti nell’indagine, nonché documentazione riguardante eventuali assunzioni di personale.