Boom dei costi per l’edilizia, Ance Enna denuncia i rincari: comprare casa diventerà un sogno
Enna-Cronaca - 11/03/2026
Già dalla scorsa settimana stiamo ricevendo segnalazioni da parte delle nostre imprese di rincari dei materiali da costruzione”. Con queste parole, Enzo Talio, presidente di ANCE Enna, descrive quello che le imprese edili del capoluogo nisseno-ennese stanno vivendo in tempo reale: un’ondata di aumenti che arriva direttamente dal Medio Oriente, cavalcata dalla speculazione finanziaria, e che rischia di paralizzare i cantieri locali proprio nel momento più delicato, quello della corsa al completamento delle opere del PNRR.
La filiera
Non si tratta soltanto del caro-carburante. Il contagio viaggia lungo tutta la filiera logistica: chi trasporta bitume, travi o cavi elettrici con i camion paga più gasolio, e quel costo lo ribalta immediatamente sul prezzo finale della merce. “Gli effetti delle tensioni geopolitiche riguardano tutta la filiera dell’edilizia”, avverte Talio, che chiede al Governo un intervento urgente prima che le imprese siano “costrette a sopportare da sole gli effetti della guerra”.
I prezzi
Per capire l’entità del salto, basta guardare da dove si era partiti. Nel 2025, dopo anni di fiammate post-pandemia, i prezzi sembravano in fase di normalizzazione: il bitume aveva perso il 9,6% su base annua a gennaio 2025 e i nastri di acciaio a caldo si attestavano attorno ai 550 euro per tonnellata. Il tondino di ferro segnava un -10,1%, le travi e le lamiere grezze oscillavano tra 750 e 1.000 euro per tonnellata, le strutture saldate partivano da 1,70 euro al chilogrammo. Una tregua, insomma. Durata poco.
Con lo scoppio del conflitto e la chiusura dello Stretto di Hormuz, il bitume per asfaltature è passato in pochi giorni da circa 400 a circa 600 euro per tonnellata — un +50% senza che le forniture fisiche si siano ancora interrotte. Una dinamica che il mondo delle costruzioni definisce senza mezzi termini speculazione.
L’impatto su Enna
Per il territorio ennese, il tema del bitume non è astratto: è fatto di strade da riasfaltare, di lavori già programmati e di appalti firmati mesi fa con prezzari che nessuno poteva prevedere fossero già obsoleti. Le imprese locali — spesso piccole o medie, con margini ridotti — non possono assorbire rincari del 50% senza mettere a rischio la sostenibilità del contratto. ANCE Enna chiede quindi che il Governo adotti uno strumento per “sterilizzare l’aumento del gettito fiscale derivante dall’incremento dei prezzi” di tutti i materiali coinvolti, non solo dei carburanti soggetti ad accise.
Il rischio concreto, se l’intervento non arriva in tempi brevi, è quello di cantieri fermi o di imprese che rinunciano ad appalti già aggiudicati — uno scenario già visto nel 2022, quando la guerra in Ucraina aveva fatto saltare decine di contratti in tutta la Sicilia.
Il nodo della casa
Se i costi di costruzione salgono, prima o poi salgono anche i prezzi degli immobili. E se la fiammata energetica costringe la BCE a rivedere al rialzo i tassi di interesse — uno scenario sempre più discusso dagli economisti — anche i mutui a tasso variabile diventano più pesanti. Per le famiglie ennesi che stanno valutando l’acquisto di una prima casa, il quadro si fa meno rassicurante. L’equazione è semplice e brutale: guerra in Medio Oriente, noli marittimi alle stelle, acciaio e bitume più cari, cantieri in difficoltà, case più costose, mutui meno accessibili.
La denuncia di ANCE Enna non è quindi un allarme di categoria. È il segnale che lo shock geopolitico ha già valicato le Alpi — e le porte di ogni cantiere siciliano