Droga e telefoni in carcere tra abiti, pacchi e palline da tennis: 21 indagati dalla Procura

Ventuno avvisi di conclusione delle indagini preliminari sono stati notificati nei giorni scorsi ad altrettante persone detenute nel carcere Luigi Bodenza di Enna.

L’inchiesta

È l’esito di un’articolata attività investigativa condotta dalla Polizia di Stato insieme alla Polizia Penitenziaria, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Enna, che ha fatto luce su un sistema ingegnoso quanto illegale per far entrare droga e telefoni cellulari all’interno della struttura detentiva.

La rete di approvvigionamento

L’inchiesta, sviluppata dagli investigatori della Squadra Mobile di Enna e dal Nucleo investigativo regionale della Polizia Penitenziaria di Palermo, ha ricostruito una vera e propria rete di approvvigionamento clandestino che, nel tempo, avrebbe consentito l’ingresso dietro le sbarre di sostanze stupefacenti e micro-telefoni.

La droga ed i telefonini negli abiti o nei pacchi

Il metodo, secondo quanto emerso, cambiava a seconda delle circostanze. In alcuni casi la droga e i dispositivi venivano nascosti con cura all’interno di pacchi postali o tra le pieghe di capi di abbigliamento destinati ai detenuti. Un sistema già noto agli investigatori, ma che in questa vicenda si accompagnava a uno stratagemma decisamente più singolare.

Il metodo delle palline da tennis

Le sostanze stupefacenti e i piccoli telefoni venivano infatti occultati dentro palline da tennis. Una volta preparate, le palline venivano lanciate oltre le mura del carcere, trasformando un oggetto da campo sportivo in un vettore clandestino capace di superare barriere e controlli. Un espediente semplice ma efficace, pensato per eludere la sorveglianza e far arrivare ai destinatari sia la droga sia i telefoni necessari a mantenere contatti con l’esterno.

Nel corso dell’indagine sono stati eseguiti numerosi sequestri: sostanze stupefacenti e micro-cellulari recuperati prima che potessero essere utilizzati all’interno della struttura.