“Suo nipote ha avuto un incidente” ma è una truffa: 2 denunce, “operavano tra Enna e Leonforte”

A volte basta una telefonata, studiata nei dettagli, per trasformare la fiducia in trappola. È il copione, ormai noto ma ancora efficace, della truffa del “finto nipote”, al centro di un’indagine condotta dalla Polizia di Stato che ha portato alla denuncia di due persone ritenute responsabili di raggiri ai danni di anziani tra Leonforte ed Enna.

L’operazione nasce da due episodi distinti, ma accomunati da uno schema collaudato: una voce al telefono, concitata, che racconta un’emergenza familiare improvvisa, un incidente, un guaio giudiziario e la richiesta urgente di denaro o oggetti di valore. Dall’altra parte, vittime fragili, spesso sole, spinte ad agire d’impulso prima che il dubbio possa prendere forma.

Le indagini

Gli investigatori della Squadra di polizia giudiziaria del commissariato di Leonforte hanno ricostruito, tassello dopo tassello, la dinamica dei raggiri. Decisiva l’analisi incrociata delle denunce e dei contatti telefonici, insieme ai riscontri sul territorio che hanno permesso di seguire gli spostamenti degli indagati e definirne i ruoli. Un lavoro paziente, fatto di dettagli e verifiche, che ha portato a delineare una piccola ma strutturata organizzazione.

Non si tratterebbe, infatti, di episodi isolati. Secondo quanto emerso, lo stesso schema sarebbe stato replicato in più città della Sicilia, con modalità pressoché identiche e una ripetitività che tradisce esperienza e pianificazione. Un sistema che si alimenta della vulnerabilità e della buona fede delle vittime, scegliendo con cura tempi e bersagli.

Denunciati

Al termine dell’attività investigativa, i due presunti autori sono stati identificati e denunciati all’autorità giudiziaria in stato di libertà. Resta, sullo sfondo, l’allarme per un fenomeno che continua a colpire le fasce più esposte. La Polizia rinnova l’invito alla prudenza: diffidare di richieste di denaro avanzate al telefono, anche quando sembrano provenire da familiari o da appartenenti alle forze dell’ordine, e segnalare immediatamente ogni situazione sospetta. Perché, in questi casi, la prima difesa è il dubbio.