Enna, Cortese contro il “miracolismo” elettorale: “Il problema non è Mirello, è il Mirello in te”
Enna-Cronaca - 30/03/2026
C’è un momento, nelle campagne elettorali di provincia, in cui qualcuno decide di dire ad alta voce quello che molti pensano sottovoce. Ad Enna quel momento è arrivato con la nota pubblica di Giampiero Cortese, avvocato penalista di lungo corso, già assessore nella giunta Dipietro, voce storicamente ascrivibile all’area di centrodestra.
Il bersaglio è la candidatura a sindaco di Mirello Crisafulli, esponente storico del Pd e soprattutto, il consenso trasversale che questa sta raccogliendo. Un consenso che include, in modo sempre meno implicito, Ugo Grimaldi, ex parlamentare ed ex assessore regionale di Forza Italia ed ex sodale proprio di Cortese. Il nome di Grimaldi non compare mai nel testo. Eppure è presente in ogni riga.
Il problema non è Mirello. È il “mirellismo”
La nota si apre con una sentenza che vale già come titolo: «il problema non è Mirello in sé, è il Mirello in te». Una formula volutamente pop per confezionare una critica strutturale: il nodo non è la persona del candidato, ma il meccanismo culturale e politico che lo produce e lo alimenta. Ovvero la tendenza tutta meridionale, tutta provinciale, osserva Cortese ad affidarsi al salvatore della patria, all’uomo forte che «tanto ha fatto in passato» e che ora tornerebbe a sistemare le cose. Una favola, la chiama senza giri di parole. E il problema vero è che ci sia ancora qualcuno disposto a crederci.
L’università, il traffico, gli affitti: il modello di sviluppo sotto accusa
L’analisi non si ferma alla retorica elettorale. Cortese allarga il campo e mette in discussione uno dei pilastri narrativi del recente passato ennese: la Kore. Il polo universitario privato, concentrato interamente su Enna Bassa, viene descritto come un’operazione dai benefici tutt’altro che scontati, con ricadute negative sul tessuto urbano, traffico, speculazione edilizia, affitti fuori controllo, e con una paternità politica, quella del singolo uomo forte, che andrebbe ridimensionata a favore di una lettura più collettiva. «Poteva essere merito di una sola persona o piuttosto di un gruppo di classe dirigente unita al di là di schieramenti e bandiere?» La domanda è retorica. La risposta, implicita, è un atto d’accusa alla mitologia del leader provvidenziale.
L’acqua, la bolletta più cara d’Italia e il cortocircuito della protesta
Uno dei passaggi più graffianti riguarda il tema idrico. Cortese è legale del Comitato Senz’Acqua Enna e tiene a precisare che il Movimento resta «apolitico, lontano dalle logiche elettorali» ma a titolo personale non lesina ironia: l’indignazione popolare per il costo dell’acqua, che Cortese definisce «la più cara d’Italia», convive con una disinvoltura sorprendente nei confronti di un’azienda che disperde oltre il 45% della risorsa in rete e non rispetta i termini della concessione trentennale. Colpa di Meloni, della benzina, del gas? «A no», scrive, con una virgola che pesa quanto un editoriale intero.
I giovani, i referendum e il rischio del ruolo ornamentale
Cortese non risparmia neppure i gruppi giovanili che hanno animato il recente referendum cittadino. Li elogia per l’energia, ma li punzecchia sulla lucidità: sapevano bene “contro chi votare, meno bene “per cosa”. E ora rischiano di accontentarsi di un ruolo da «supporters gaudenti e compiacenti», mentre la città consegna le chiavi amministrative a una generazione politica che, pur con meriti indiscutibili, guarda al passato per ragioni non solo ideologiche, ma anagrafiche.
L’appello all’alternativa che non c’è (ancora)
La nota si chiude con un doppio movimento. Da un lato, il riconoscimento che il campo alternativo a Crisafulli langue: «si perde in una melina infinita da mesi», spreca un’occasione generazionale aperta dieci anni fa e rimasta «improvvisamente senza interpreti». Dall’altro, un appello diretto a chi potrebbe ancora cambiare le cose: «solo uniti si può evitare la catastrofe».
Il finale è per i transfughi, quelli che cambiano casacca «in un’età che dovrebbe essere della saggezza» a cui Cortese riserva un augurio che suona più come una porta che si chiude: «Auguri a loro, noi non si saremo»