Caos a Nissoria, il presidente del Consiglio: “L’aula non è decaduta”, inviati atti alla Regione

 Il Comune di Nissoria attraversa una tempesta istituzionale senza precedenti, che vede contrapposti in un duro “corpo a corpo” giuridico il Presidente del Consiglio comunale, Armando Glorioso, e il Segretario generale dell’ente, Dario Daquino. Al centro della contesa c’è la sopravvivenza stessa dell’aula consiliare, oggi ridotta a metà dei suoi componenti dopo una raffica di dimissioni che hanno scosso le fondamenta della politica locale.

Il risiko

La miccia che ha innescato l’incendio è stata la decisione, protocollata il 30 marzo, della consigliera e assessora Grazia Maria Altavilla di rassegnare le dimissioni. Un addio motivato ufficialmente da presunti ritardi nella convocazione dell’aula per l’approvazione del bilancio, ma che per il Presidente Glorioso nasconde in realtà un intento «pretestuoso» e «preordinato». Le dimissioni della Altavilla sono state infatti la quinta tessera a cadere in un domino iniziato con l’addio di altri quattro consiglieri della ex maggioranza, ormai in aperto dissenso con il Sindaco.

Lo scontro

Con la perdita di 5 componenti su 10 e l’impossibilità di procedere a nuove surroghe per l’esaurimento della lista, il Segretario Daquino ha emesso una sentenza senza appello: il Consiglio comunale di Nissoria deve ritenersi decaduto automaticamente ai sensi dell’art. 53 della Legge Regionale n. 16/1963. Per il funzionario, l’organo è ormai privo di legittimità funzionale, tanto da aver definito «radicalmente illegittima» la convocazione della seduta dello scorso 7 aprile, rifiutandosi di parteciparvi e ordinando ai responsabili di settore di non prestare collaborazione.

La memoria del presidente alla Regione

Una posizione, quella del Segretario, che ha trovato il fermo diniego di Armando Glorioso. Il Presidente, in una memoria inviata d’urgenza all’Assessorato regionale delle Autonomie Locali e alla Prefettura di Enna, contesta punto per punto la ricostruzione di Daquino. Secondo Glorioso, la decadenza non è un automatismo numerico, ma un atto che richiede un formale decreto dell’Autorità regionale, fino al quale l’organo rimane in carica.

La faccenda del quorum

«Il Consiglio non è paralizzato», sostiene con forza il Presidente nella sua memoria. Glorioso evidenzia come i cinque consiglieri superstiti siano ancora in grado di garantire il quorum strutturale minimo di quattro componenti previsto dal regolamento comunale per deliberare atti fondamentali, a partire dal bilancio di previsione. L’accusa rivolta al Segretario è pesante: aver ecceduto le proprie competenze, sostituendosi di fatto alla Regione e ledendo la rappresentanza democratica locale.

A supporto della propria tesi, Glorioso cita la recente giurisprudenza del Cga sul caso del Comune di Solarino, nel Siracusano, secondo cui la decadenza va interpretata in modo non formalistico, privilegiando la continuità dell’organo elettivo finché questo conservi la capacità di operare. Per il Presidente, permettere che una dimissione «chirurgica» provochi lo scioglimento dell’aula significherebbe trasformare uno strumento di garanzia in un’arma di «ingegneria politica» per eliminare un Consiglio diventato scomodo.

La decisione spetta alla Regione

Mentre i consiglieri rimasti si sono riuniti in una seduta “fantasma” il 7 aprile, limitandosi a redigere un verbale che attesta l’impossibilità di procedere per l’assenza del Segretario, la parola passa ora a Palermo. L’Assessorato regionale dovrà stabilire se Nissoria debba essere commissariata o se, come chiede Glorioso, debba prevalere il principio di continuità dell’azione amministrativa e della sovranità popolare.Nel frattempo, il clima al Comune resta sospeso in un’attesa carica di tensione.