Ex articolisti siciliani, da Enna parte la campagna per il riconoscimento dei contributi pensionistici
Enna-Cronaca - 18/05/2026
Dal “cuore” della Sicilia è partita quella che gli “ex articolisti” ritengono essere una battaglia di civiltà e dignità, ovvero il riconoscimento, ai fini pensionistici, degli anni lavorativi svolti tra il 1989 e il 1995 e dei diritti previdenziali maturati in quel periodo. Perché il rischio concreto, per circa 30 mila lavoratori siciliani, è quello di andare in pensione e percepire dai 600 ai 900 euro al mese. E questo significherebbe, per alcuni, decidere se fare la spesa o pagare le bollette.
A Enna, sono arrivati da tutta la Sicilia per discutere la problematica, costituendo, al termine dell’incontro, il comitato “Mai più articolo 23”. L’obiettivo è la presentazione di un disegno di legge in Parlamento, a Roma, che, partendo dalla Sicilia, dovrà coinvolgere anche i lavoratori del centro sud che si trovano nella medesima situazione.
La nascita del comitato “Mai più articolo 23”
L’assemblea, svoltasi alla Sala Cerere, ha visto, in particolar modo, l’intervento di due esperti “ex articolisti”, Gaetano Aiello e Gianni Savoca, quest’ultimo ancora a 24 ore lavorative a settimana, i quali hanno illustrato in maniera dettagliata la tematica legata al mancato riconoscimento, ai fini pensionistici, del servizio lavorativo svolto tra la fine degli anni ‘80 e la metà degli anni ‘90.
Momenti di commozione, in sala, nel citare alcuni colleghi morti negli anni passati. Quasi tra le lacrime, li ha ricordati il relatore Gianni Savoca, che, insieme ad Aiello, crede fortemente in questa battaglia di dignità.
Il reclamo al Comitato europeo per i diritti sociali
La mobilitazione, infatti, prende origine dal reclamo presentato al Comitato europeo per i diritti sociali (Ceds), organismo del Consiglio d’Europa che vigila sull’applicazione della Carta sociale europea, che ha sancito il riconoscimento dei diritti previdenziali e dei contributi maturati dagli ex articolisti nel periodo che va dal 1989 al 1995. Una norma europea che ancora deve essere applicata dall’Italia.
A rivendicare i contributi maturati sono circa 30 mila lavoratori siciliani e quasi 200 mila nel Sud Italia.
Sei anni di contributi decisivi per una pensione dignitosa
Un’avventura iniziata, per i primi dieci mila lavoratori isolani, nel lontano 1 aprile 1989, con attività di pubblica utilità. In tanti, inizialmente, lo definirono un “lavoro nero” legalizzato da tutti i governi regionali che si erano succeduti.
Un percorso costellato di proroghe, decine di manifestazioni, per poi ottenere il tanto sospirato lavoro a tempo indeterminato. Adesso, l’ultimo e importante ostacolo da superare: il riconoscimento previdenziale di sei anni lavorativi, decisivo per una pensione dignitosa.