Omicidio stradale, la difesa di Giadone: “Un video ribalta la ricostruzione dell’incidente”
Barrafranca - 13/06/2026
La difesa della famiglia Giadone risponde punto per punto alla ricostruzione dei fatti diffusa dall’avvocato della difesa di Giuseppe Paternò – rappresentato da Paolo Giuseppe Piazza – l’uomo accusato di omicidio stradale per la morte del quattordicenne Gabriele Giadone, avvenuta il 10 maggio 2025 a Barrafranca, in viale Signore Ritrovato. A farsi portavoce delle persone offese è l’avvocato Gaetano Giunta del foro di Catani, che in una nota inviata a ViviEnna contesta la versione fornita dall’imputato.
Le perizie sulla velocità dello scooter
Il nodo centrale riguarda la velocità del ciclomotore condotto da Gabriele al momento dell’impatto. Secondo la perizia del pubblico ministero, affidata all’ingegnere Vitellaro, il ragazzo avrebbe viaggiato a circa 67 km/h su un mezzo oggetto di presunti interventi sulla cilindrata. È questa la tesi che la difesa di Paternò ha posto al centro della propria ricostruzione. L’avvocato Giunta – l’alto legale della famiglia della vittima è Giusy Nicoletti – tuttavia, contesta la validità di quella stima: il consulente tecnico nominato nell’interesse delle persone offese, l’ingegnere Emanuele Vadalà, è giunto a conclusioni radicalmente diverse.
Spunta un video
Secondo la relazione di Vadalà, Gabriele Giadone percorreva viale Signore Ritrovato alla velocità di 38 km/h. La traccia di frenata sull’asfalto utilizzata dall’ingegnere Vitellaro per stimare i 67 km/h non sarebbe riconducibile al ciclomotore della vittima, ma sarebbe preesistente all’incidente. A sostegno di questa tesi, il consulente delle persone offese avrebbe analizzato anche le immagini di una telecamera installata sulla rotonda tra corso Vittorio Emanuele, viale della Pace, via Marconi e viale Signore Ritrovato: un video che, secondo quanto riferisce l’avvocato Giunta, non era stato trasmesso alla Procura e dunque non era stato esaminato né dal consulente del PM né da quello della difesa dell’imputato, acquisito agli atti solo successivamente su richiesta dello stesso legale.
L’altro aspetto della consulenza
Sul fronte della dinamica del sinistro, la nota della difesa dei familiari rimette al centro un dato processuale: secondo il consulente Vadalà, l’autovettura condotta dall’imputato avrebbe percorso per tredici metri la corsia opposta a quella di marcia, quella sulla quale viaggiava il giovane, non lasciandogli alcuna possibilità di evitare l’impatto.
La famiglia smentisce inoltre che Gabriele o i suoi cari conoscessero la cilindrata dello scooter, acquistato soltanto poche settimane prima della tragedia. Quanto alle minacce e agli atti persecutori via social lamentati dall’imputato nella nota della sua difesa, il legale dei parenti del 14enne precisa che i familiari di Gabriele non hanno mai “minacciato, diffamato e/o stalkerizzato l’imputato, hanno semplicemente e comprensibilmente manifestato il proprio immenso dolore per la perdita del figlio”.
Il patteggiamento: 2 richieste respinte
A fare da sfondo a questa guerra di perizie e dichiarazioni c’è l’esito dell’udienza dell’11 giugno scorso davanti al GIP Giuseppe Noto del Tribunale di Enna. Il giudice ha rigettato la seconda proposta di patteggiamento, formulata a un anno di reclusione, dopo che una precedente richiesta a sei mesi non aveva trovato accoglimento, e ha restituito gli atti alla Procura.
L’avvocato Giunta chiude la propria nota con un’osservazione che va oltre le questioni tecniche: dall’incidente ad oggi, l’imputato non avrebbe mai fatto pervenire alla famiglia Giadone alcuna richiesta di perdono.