Carcere, lo sfogo del segretario USPP: “Turni fino a 24 ore, volete che ci scappi il morto?”
Enna-Cronaca - 06/07/2026
Uno sfogo dai toni duri, maturato dopo la rivolta che ha interessato il carcere di Enna e rivolto non solo alla politica, ma anche all’amministrazione penitenziaria e agli organismi istituzionali. A intervenire è il segretario provinciale dell’USPP (Unione Sindacati Polizia Penitenziaria) e consigliere nazionale del sindacato, Filippo Bellavia che torna a denunciare una situazione che definisce irrisolta da anni, sostenendo che le criticità del reparto sarebbero state più volte segnalate senza che fossero adottati provvedimenti strutturali.
“Da anni denunciamo un sistema fallimentare”
Nel suo intervento il sindacalista afferma di aver denunciato ripetutamente le condizioni operative del carcere ennese, chiamando in causa indistintamente maggioranza, opposizione, amministratori e garanti. Secondo il rappresentante dell’USPP, alle visite istituzionali e alle prese di posizione pubbliche non sarebbero mai seguiti interventi concreti a tutela del personale di Polizia Penitenziaria.
Tra i dati evidenziati figura una carenza di organico che il sindacato quantifica in oltre 60 agenti, una situazione che, secondo la denuncia, incide direttamente sulla capacità di garantire sicurezza all’interno dell’istituto.
Organico ridotto e turni straordinari
Lo sfogo si concentra soprattutto sulle condizioni di lavoro degli agenti. Il sindacalista sostiene che nei turni serali sarebbe impiegata circa la metà del personale previsto per la sorveglianza di un istituto che ospita circa 220 detenuti, ponendo interrogativi sulle garanzie di sicurezza offerte sia agli operatori sia alla collettività.
Nel suo intervento richiama inoltre una lunga serie di episodi che negli anni hanno interessato il carcere, tra cui evasioni, aggressioni al personale, agenti feriti, sequestri di telefoni cellulari e droga, oltre al caso del sacerdote arrestato nell’ambito di un’inchiesta che aveva coinvolto l’istituto. Eventi che, secondo il rappresentante sindacale, testimoniano un contesto operativo particolarmente complesso.
“Si lavora in condizioni estreme”
La parte più intensa dello sfogo riguarda le condizioni affrontate dagli appartenenti alla Polizia Penitenziaria durante e dopo la gestione della rivolta. Il sindacalista parla di personale costretto a operare in ambienti definiti ostili e degradati, denunciando turni che avrebbero raggiunto anche le 24 ore consecutive.
Nel messaggio emerge anche un forte senso di amarezza. “I poliziotti penitenziari non sono figli di un Dio minore”, scrive, aggiungendo che il timore è quello di dover attendere conseguenze ancora più gravi prima che vengano adottati provvedimenti concreti. “Forse qualcuno ci gode a vederci soffrire e forse aspettano che ci scappi pure il morto?”
Il ringraziamento agli agenti e alle altre forze di polizia
Lo sfogo si conclude con un ringraziamento rivolto ai colleghi della Polizia Penitenziaria che hanno gestito l’emergenza. Il rappresentante dell’USPP ricorda gli agenti che, secondo quanto riferisce, hanno concluso il servizio soltanto alle cinque del mattino dopo avere prestato fino a 24 ore consecutive di attività, partecipando anche al trasferimento dei detenuti verso altri istituti penitenziari.
Un ringraziamento viene rivolto anche agli appartenenti alle altre forze di polizia, definiti “fratelli di giubba”, intervenuti in supporto durante le operazioni, sia sotto il profilo operativo sia, sottolinea il sindacalista, per spirito di solidarietà e vicinanza al personale della Polizia Penitenziaria impegnato nella gestione della grave emergenza.