EcoEnnaServizi, ex amministratore Castagna a Crisafulli:”Società sana ed assunzioni regolari”

Alla conferenza stampa di Palazzo di Città non è seguito il silenzio. Santo Castagna, fino a pochi giorni fa amministratore unico di EcoEnnaServizi sin dalla sua nascita ha affidato a una nota la sua versione dei fatti, punto per punto, dopo aver appreso “dagli organi di stampa” le ragioni del proprio siluramento illustrate dal sindaco Mirello Crisafulli.

Un passaggio di consegne mai avvenuto

Il primo affondo riguarda il metodo. Castagna racconta di essersi mosso per tempo, “trascorsa circa una settimana dall’insediamento del nuovo sindaco”, per concordare un’uscita di scena ordinata: l’obiettivo, scrive, era “stabilire, di comune accordo con il socio, un percorso più o meno rapido per addivenire alle mie dimissioni”. L’incontro sarebbe stato “chiesto e sollecitato telefonicamente per ben quattro volte, ma mai concesso”. Al posto del confronto diretto, sostiene, il Comune avrebbe scelto la strada della due diligence, eseguita peraltro “senza peraltro la possibilità di poter avere un contraddittorio” sui rilievi del consulente Montesano.

Il piano industriale

Sull’accusa più identitaria, una società senza bussola, priva di strategia, Castagna non usa mezzi termini contro le parole del sindaco: “Piano industriale, programmazione strategica etc…, sono parole altisonanti, importanti certamente, ma spesso lontane dal confronto quotidiano” con un servizio che “impone una costante gestione delle operazioni e degli imprevisti”. Nel merito, richiama l’affidamento quindicennale del servizio dal luglio 2024 e un piano di intervento contrattuale che ne fisserebbe “le condizioni tecnico ed economiche” — una risposta che sposta il terreno del confronto, più che chiuderlo.

Il “carosello” spiegato numero per numero

È sulle assunzioni a rotazione, il capitolo più scomodo della conferenza di Crisafulli, che Castagna gioca la carta della trasparenza documentale. Un avviso pubblico “pubblicato nel gennaio del 2025” avrebbe formato un elenco di trenta idonei da cui attingere per le urgenze di servizio, con contratti “di massimo 5 mesi” e turnazione rigorosa: “nessuna aspettativa diversa rispetto a quanto previsto dall’avviso pubblico è stata generata su nessuno dei soggetti”. E rivendica che l’intera procedura sarebbe stata “prontamente trasmessa al comune (Ufficio del Controllo Analogo) che non ha mai rilevato alcun vizio procedurale”. Sul personale oggi in servizio, i conti tornerebbero così: otto part-time su dieci coprono il posto di altrettanti operai andati in pensione, gli altri due presidiano il nuovo fronte di raccolta a contrada Risicallà.

Il derby dei numeri: 216 mila contro 86 mila

Ed eccolo, il vero terreno di scontro. Ai 216 mila euro di scostamento stimati dalla due diligence, Castagna oppone una propria previsione economica al 31 dicembre 2026, approvata da lui stesso e già trasmessa agli uffici comunali: un possibile squilibrio “di circa 86.000 euro”, per giunta “riassorbibile utilizzando alcune partite contabili” fino a chiudere in pareggio o “addirittura, anche in utile”. La colpa, scrive, sarebbe dei rincari energetici e di un più ampio aumento del costo del personale nel corso del 2026, legato in parte al rinnovo del contratto collettivo di settore, che avrebbe pesato “per oltre 100.000 euro”: costi per i quali la società avrebbe già chiesto al Comune una revisione dei prezzi contrattuali, “per la quale nessun riscontro è stato ad oggi ricevuto”.

Un’eredità “sana”, dice l’uscente

Chiusura senza sconti all’insegna dell’orgoglio gestionale: nove bilanci di fila in utile, oltre 430 mila euro di finanziamenti ottenuti “al netto di quelli ricevuti dal comune per il PNRR”. Nessun rischio di crac, assicura Castagna, che si congeda con gli auguri al successore Giuseppe Seminara, segretario cittadino del Pd designato nuovo amministratore, e la consegna di “una società virtuosa e valida”.

Resta, tra le due ricostruzioni, una distanza tutt’altro che contabile: 216 mila euro secondo la due diligence indipendente, 86 mila secondo l’ultima previsione firmata dalla gestione uscente. Un divario che solo gli atti, se e quando resi pubblici, potranno colmare.