Rischio guerra dell’acqua fra città e campagna
Troina - 11/09/2026
C’è il rischio di una vera e propria guerra dell’acqua fra città e campagna per effetto delle, scelte sull’impiego del prezioso liquido raccolto nell’invaso dell’Ancipa. L’allarme lo lancia Coldiretti Sicilia, che
dichiara di essere favorevole al monitorarlo precisando, però, che l’acqua è indispensabile per
l’agricoltura.
Il rischio guerra dell’acqua
Sull’uso di quest’acqua si può innescare ‘una guerra tra città e campagna”, che la Coldiretti Sicilia vuole scongiurare. “La scelta di destinare 4 milioni di metri cubi d’acqua all’agricoltura si conferma non soltanto corretta, ma assolutamente indispensabile per garantire la tenuta delle colture”, afferma la Coldiretti Sicilia nella nota diffusa qualche giorno fa. Non mette in discussione “la priorità assoluta dell’acqua potabile per la vita e la salute delle persone. “E’ un principio cardine, che non si tocca”, sostiene l’organizzazione regionale dei coltivatori diretti. Per queste ragioni, ritiene che il monitoraggio sia indispensabile, auspicando che sia “sempre puntuale, periodico e trasparente”, senza “confondere l’emergenza con l’ordinarietà”.
L’acqua c’è, una guerra sarebbe surreale
E aggiunge che “non si può innescare una guerra tra campagna e città proprio anche quest’anno che l’acqua nelle dighe c’è”. Precisa inoltre che “l’utilizzo per l’irrigazione non è un consumo a fondo perduto, ma un investimento che genera reddito per le famiglie, occupazione nei territori e valore economico per tutto il Paese”. Avverte infine che l’acqua debba essere usata per evitare “quello spreco che purtroppo conosciamo, quando, cioè, finisce in mare perché minaccia la sicurezza”.
L’acqua che viene raccolta nell’invaso dell’Ancipa, è captata dai torrenti che hanno origine nei territori di diversi comuni nebroidei. L’acqua rientra nella categoria dei servizi ecosistemici definiti dalla legge 28 dicembre 2015, numero 221. Questa legge stabilisce inoltre che questi servizi ecosistemici hanno una valore economico, anche monetario. Chi li protegge, che possono essere anche i comuni, devono ricevere un compenso. L’articolo 70 della suddetta legge parla espressamente di pagamento dei servizi ecosistemici.