Enna, tecnico e squadra si fermano: “Così non si può più andare avanti”

Adesso il limite è stato raggiunto. Dopo quaranta giorni vissuti tra difficoltà, incertezze e sacrifici, Alfredo Cimino e i giocatori dell’Enna hanno deciso di fermarsi. Da oggi ogni attività viene sospesa.

Le criticità

Una scelta forte, maturata dopo settimane nelle quali la squadra ha continuato a lavorare e a scendere in campo nonostante un contesto tutt’altro che semplice con campi di allenamento da trovare senza la propria casa, il Gaeta, ed uno stadio, quello di Niscemi, dove disputare il campionato ma senza pubblico.

“Non ci sono le condizioni”

Il gruppo ha resistito finché ha potuto, cercando di tenere separato il calcio dalle vicende che hanno accompagnato queste settimane. Ma adesso, secondo quanto comunicato dall’allenatore e dai giocatori, non ci sono più le condizioni minime per proseguire con dignità e serenità.
Il messaggio è netto, ma non cerca lo scontro. Cimino e la squadra non intendono entrare nelle questioni che riguardano la vecchia e la nuova gestione né nei rapporti con le istituzioni. Una posizione che ribadisce quale dovrebbe essere, dal loro punto di vista, la priorità: allenarsi, giocare e rappresentare l’Enna sul campo.

Le tensioni

Proprio il campo, però, oggi si ferma.
La protesta arriva in una fase già segnata da tensioni e interrogativi sul futuro della società. Nelle ultime ore erano emersi anche nuovi segnali di preoccupazione, con Travagin in cerca di acquirenti e pronto a ritirare la squadra a conferma di un quadro nel quale diventa sempre più difficile per la componente sportiva concentrarsi esclusivamente sul calcio.
Eppure, nonostante tutto, la squadra rivendica di aver dato il massimo. Quaranta giorni nei quali i giocatori hanno continuato a fare il proprio dovere, affrontando le avversità senza tirarsi indietro.
Ora arriva uno stop che vuole essere soprattutto un segnale. Non una resa, ma la richiesta che qualcuno intervenga prima che sia troppo tardi.

L’appello

«Ci auguriamo che chi di dovere trovi una soluzione, perché l’Enna non può morire».
È questo il messaggio con cui Cimino e i giocatori affidano adesso la loro protesta alla città. La risposta dovrà arrivare fuori dal campo, perché sul terreno di gioco, almeno per il momento, l’Enna non scende più.