La pisside di Centuripe torna in Sicilia: il reperto sarà esposto nel museo della città
Centuripe - 20/10/2026
Dopo quasi trent’anni trascorsi al museo Allard Pierson di Amsterdam, la pisside policroma di Centuripe è rientrata in Italia e si prepara a trovare una collocazione stabile nel museo archeologico della cittadina ennese.
La testimonianza storica
Un ritorno importante per il patrimonio siciliano, che riporta nel territorio d’origine uno dei manufatti più significativi della produzione ceramica ellenistica.Il reperto, databile al III secolo avanti Cristo, è un vaso in terracotta con coperchio, decorato con scene legate al mondo nuziale. La sua vicenda si intreccia con quella, purtroppo ricorrente, della dispersione dei beni archeologici: acquistata nel 1997 dall’istituzione olandese, la pisside è stata successivamente oggetto di accertamenti sulla sua provenienza.
Il ruolo di SiciliAntica
A riaprire il caso sono state, nel 2016, le ricerche di Giuseppe Biondi e Giuseppe Russo, esponenti di SiciliAntica. Un elemento si è rivelato particolarmente significativo: l’archivio di un fotografo locale scomparso, nel quale era conservato un rullino con immagini del vaso e fotografie di un matrimonio celebrato a Centuripe nel 1976. Un dettaglio che ha contribuito a ricostruire il legame tra l’opera e il territorio siciliano.Sotto il coordinamento dell’allora presidente regionale dell’associazione, Simona Modeo, nel 2017 furono presentati dossier e segnalazioni alle autorità competenti.
Le indagini
Le verifiche hanno coinvolto il Nucleo Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale di Palermo, la Procura di Enna e l’amministrazione regionale dei Beni culturali.La restituzione segna così una tappa significativa nella tutela delle testimonianze archeologiche sottratte ai contesti originari. Per Centuripe, città che conserva importanti tracce del proprio passato antico, l’arrivo della pisside rappresenta anche un’occasione per rafforzare il ruolo del museo locale.Ora l’attenzione si sposta sulla futura esposizione. Quando sarà accessibile al pubblico, il manufatto non sarà soltanto un’opera di pregio da ammirare, ma anche una testimonianza concreta della storia del territorio e delle conseguenze che gli scavi clandestini e la circolazione illecita dei reperti possono avere sulla conoscenza del passato.