Giadone, la difesa di Paternò: ” Patteggiamento non si traduce in assunzione di responsabilità”

Il patteggiamento chiesto da Giuseppe Paternò “non si traduce in una assunzione di responsabilità”. Lo sostiene, in una nota, la difesa dell’imputato per la morte di Gabriele Giadone, il quindicenne di Barrafranca scomparso il 10 maggio 2025, in una nota inviata alla redazione dopo il no del gip al terzo accordo.

Le ragioni della difesa di Paternò

Secondo il legale, Paternò ha chiesto di patteggiare “al solo fine di evitare un lungo processo penale che per volontà delle persone offese è diventato di esclusivo interesse mediatico, mentre necessitava di silenzio”. E aggiunge: “Nessuno oggi ha determinato la velocità del ciclomotore”.

Verso il dibattimento

Davanti alla scelta di andare a processo, la difesa annuncia il cambio di strategia: Paternò “si è determinato a sviluppare tutte le sue difese (anche quelle che voleva evitare) in un pubblico dibattimento, in modo che si possa acclarare l’effettiva velocità del ciclomotore”. Per la nota, “sia il consulente tecnico del Pubblico Ministero che il consulente di parte hanno determinato in 68 km/h”. Resta agli atti anche la consulenza depositata dai genitori di Gabriele, che la colloca a 38.

Le verifiche sul ciclomotore

Il legale chiede inoltre di accertare “la sua manomissione, nonché se il motociclo potesse liberamente circolare visto che lo stesso era senza l’obbligatoria revisione”. Sono tesi della difesa, che dovranno essere vagliate in aula.

Il clima

Sul clima attorno alla vicenda la nota è netta: il suo assistito “ha assistito in silenzio a pubblicazioni di post giornalieri sui social del tenore diffamatorio senza mai replicare. Ma tutto ha un limite”. Per quei post e per i messaggi “contenuti in chat whatsapp trascritte dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Enna”, prosegue il legale, “è pendente un procedimento penale” a carico dei genitori del ragazzo, nel quale Paternò “risulta essere persona offesa”. Circostanza riferita dalla difesa ma come per Paternò anche per i genitori vale la presunzione di innocenza.