Battaglia per il prezzo del latte

Mentre la pressante battaglia dei centesimi sul prezzo del latte promossa da ARAS e Coldiretti arriva sui giornali per denunciare il persistere di assurde condizioni di svantaggio, hanno fatto giungere il loro appello al Governo Regionale, silenzio si registra sui tavoli delle istituzioni pubbliche del settore, malgrado i telegrammi di appello e di allarme fatti giungere nelle loro sedi.
Dopo alcuni giorni dalle vibrate proteste degli allevatori siciliani – discriminati rispetto ai colleghi del nord ai quali il latte di vacca viene pagato 5 centesimi in più e il latte di pecora ormai in caduta libera –, dalla politica regionale siciliana arriva un segnale di attenzione alla questione: l’interrogazione parlamentare presentata ieri sera all’ARS dall’on. Vincenzo Vinciullo, vice presidente della Commissione Affari istituzionali del Parlamento regionale.
Il deputato si rivolge al Presidente della Regione e all’Assessorato Risorse agricole e alimentari per sapere:
– se non intendano provvedere all’emanazione di provvedimenti normativi volti a contenere la crisi che oramai da molti anni investe il settore dell’allevamento, ed individuare nuove strategie capaci di rilanciare un settore che diversamente è destinato ad andare incontro ad un inevitabile collasso;
– se non ritengono indispensabile, intervenire, con l’urgenza del caso, presso i Ministeri delle Politiche Agricole, dell’Economia e del Lavoro, per chiedere speciali misure a favore del settore agricolo in Sicilia e in modo particolare dei nostri allevatori;
– se, infine, non ritengono indispensabile ed urgente emanare delle norme al fine di garantire la stabilizzazione triennale della riduzione degli oneri previdenziali a carico delle aziende, compreso, evidentemente, l’azzeramento delle accise per i carburanti ad uso agricolo e per tutte le aziende della filiera agricola.
«Il latte acquistato a prezzi stracciati (33,50 centesimi) dagli allevatori viene poi rivenduto al consumatore anche 1,60 euro – denuncia il Commissario dell’ARAS, Alessandro Chiarelli –. Ho l’impressione che, per volontà degli industriali, si voglia mantenere una sorta di “gabbia salariale” una fascia prezzo al Nord, l’altra al Centro ed infine al Sud Italia. Una disparità rispetto ai produttori del Centro-Nord non più accettabile che porta a drastiche conseguenze».

           

“Non siamo piu’ disposti a tollerare la politica dei prezzi del latte praticata da Assolatte: agli allevatori siciliani si riconosce un compenso non in linea con il resto d’Italia. Non siamo disposti a vedere strozzare il comparto da parte di gruppi di potere industriale”.
Lo sostiene Titti Bufardeci, assessore alle risorse agricole della Regione siciliana, che proprio per affrontare questo tema convochera’ nei prossimi giorni Assolatte.
“In Sicilia – spiega Bufardeci – viene riconosciuto un compenso di 33,5 centesimi per litro di latte ai produttori, tariffa piu’ bassa di 5 centesimi rispetto al Lazio e ad altre regioni d’Italia. Non esiste alcun presupposto tecnico, scientifico e men che mai qualitativo per penalizzare in questo modo gravissimo il nostro latte i nostri produttori”.
Il problema si trascina da alcuni mesi. All’inizio di aprile, infatti, Parmalat, Latte sole e piu’ in generale le aziende che aderiscono ad Assolatte, non avevano aderito alla trattativa per l’accordo sui prezzi, siglata negli uffici del dipartimento regionale alle risorse agricole.
“Di fronte alla gravissima crisi del settore zootecnico – commenta Bufardeci – ci troviamo di fronte a un blocco monopolistico che decide di imporre misure vessatorie ingiustificabili. Ribadisco quanto gia’ dichiarato ad aprile: abbiamo sempre dato una mano alle aziende che chiedevano interventi di sostegno, e il fatto che Parmalat e Latte Sole continuino a strozzare il reddito dei nostri allevatori non passera’ sotto silenzio, e avra’, ovviamente, conseguenze certe, durissime e perentorie nelle relazioni politiche e industriali nei confronti di quei gruppi monopolistici sempre pronti a bussare alla nostra porta quando c’e’ da chiedere e mai disposti ad affrontare i problemi di chi produce in questa regione”.