CISL: In Sicilia 23 su 100 lavorano in nero
Enna-Cronaca - 24/09/2010
PALERMO – Il sud e la Sicilia hanno bisogno di “una nuova classe dirigente che abbia a cuore, davvero, il bene comune. Servono sussidiarietà e strategie per uno sviluppo non assistito”. Anche perché, nell’Isola specialmente, la situazione sociale e dell’economia è “drammatica”: tra il 2008 e il 2009 hanno perso il lavoro nella regione 39 mila persone (24 mila uomini, 15 mila donne). E solo l’anno scorso l’economia sommersa ha coinvolto 23 persone ogni 100: con quasi 337 mila lavoratori irregolari e un fatturato di più di 14 miliardi di euro. Pari al 17%, l’incidenza del sommerso sul Pil regionale. I dati sono stati resi noti stamani dal Forum delle persone e delle associazioni di ispirazione cattolica nel mondo del lavoro, composto da Cisl, Acli, Movimento Cristiano Lavoratori, Compagnia delle Opere, Confartigianato e Confcooperative. Sei sigle per un fronte comune che martedì 28 darà vita, in quattro grandi città del sud, Napoli, Bari, Reggio Calabria e Palermo (hotel San Paolo Palace, ore 9,30), a un ponte ideale sul leit-motiv “Classe dirigente, bene comune, sviluppo. Ripartire dai valori per un nuovo Mezzogiorno”. Il tema, che sarà al centro delle quattro manifestazioni simultanee, è stato illustrato da Maurizio Bernava, segretario della Cisl Sicilia; Santino Sciré, presidente delle Acli siciliane; Filippo Ribisi, numero uno di Confartigianato Imprese Sicilia; Nicola Papa, del vertice nazionale del Movimento cristiano lavoratori; Pino Ortolano, condirettore di Confcooperative Sicilia e Saverio Stellino, direttore della Compagnia delle Opere (Cdo) per la Sicilia occidentale. Alla base delle analisi e delle proposte del Forum, il recente documento dei Vescovi italiani sulle ragioni dei ritardi del sud: “Per un paese solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno”. E anche un’indagine secondo cui nel Palermitano il disagio avvertito dai giovani scaturisce, per un buon 35%, dal problema-lavoro; per il 31% di loro, dalle minacce della microcriminalità. A Catania il 30% dei giovani dichiara che la disoccupazione è il problema numero uno; il 26% denuncia, come maggior punto di debolezza del territorio, l’evasione scolastica. Nell’Agrigentino e a Caltanissetta, la gerarchia del disagio vede in vetta, solitario, il tema della mancanza di lavoro: 52% nella Città dei templi; 55% nella provincia nissena. Pertanto, insiste il Forum, “è necessario reimpostare lo sviluppo su nuove basi etiche e più inclusivi piani economici e sociali”. Un punto rimarcato da Sciré, che ha annunciato che “già nei prossimi giorni allargheremo l’iniziativa ad altri mondi, delle professioni, della cultura, delle istituzioni”. Le Acli portano in dote al Forum i loro 70 mila associati, ciascuno dei quali lavorerà, ha annunciato il presidente, per “far rinascere su nuove basi, un nuovo mezzogiorno”. Anche perché, ha tuonato Bernava (oltre 380 mila gli iscritti Cisl nell’Isola), “il tempo del sud è ormai scaduto. I dati che abbiamo rilevato danno la misura del fallimento storico delle classi dirigenti degli ultimi 15-20 anni. Servono più etica, più competenza, più senso di responsabilità, soprattutto nella gestione delle risorse pubbliche. Chiediamo politiche di sviluppo secondo poche e fattibili priorità e diciamo no alla logica degli sprechi e a quella clientelare”. Ortolano ha dichiarato che “i principi di solidarietà e sussidiarietà, che recuperiamo dalle nostre comuni radici cristiane, devono poter orientare lo sviluppo economico”. È a questi valori che si ispirano le duemila coop con 30 mila addetti, riunite attorno a Confcooperative. “Oggi il Forum intende lanciare un segnale forte alla politica e alle istituzioni”. Lentini (15 mila imprese artigiane con un indotto di 60 mila occupati) ha affermato che “l’attuale classe dirigente non si accorge nemmeno che risuonano assordanti le sirene della crisi. Si naviga a vista senza un organico progetto di sviluppo. Così, a pagare il prezzo più alto sono i giovani, protagonisti loro malgrado di nuovi flussi migratori”. Anche per Stellino “valori, umanità, persona, devono essere l’archetipo di un nuovo modello di sviluppo”. Così come, ha aggiunto, per il migliaio di imprese associate alla Cdo (cinquemila gli addetti), sono “il cuore delle politiche aziendali”. “Il territorio – ha quindi ripetuto – ha bisogno di valori, umanità, persona”.