Assolti 19 agricoltori e proprietari terrieri di Barrafranca, Enna e Piazza Armerina di falso e frode
Enna-Cronaca - 21/01/2011
Enna. Diciannove tra agricoltori e proprietari terrieri di Barrafranca, Enna e Piazza Armerina erano accusati, di falso e frode, per aver ottenuto contributi comunitari sul biologico senza sottoporsi ai controlli previsti dalla normativa di legge sono stati assolti con formula piena perché il fatto non sussiste dal giudice monocratico Giovanni Milano, nel processo con rito abbreviato. L’operazione, condotta dalla Guardia di Finanza, quattro anni fa, e chiamata “Mandorle Amare” riguardava agricoltori e proprietari terrieri che avevano ottenuto contributi per quasi tre milioni. Il processo interessava 19 dei 37 agricoltori e proprietari terrieri, per i quali il Procuratore della Repubblica Calogero Ferrotti aveva emesso un decreto di citazione diretta a giudizio. Proscioglimento pieno, dunque, per i barresi Angelo Avola, 33 anni, Alfonso Bonaffini di 38, Salvatore Bongiovì di 34, Calogero Colombo di 32, Giuseppe Di Dio di 49, Angelo Gentile di 70, Ignazio La Quatra di 80, Salvatore Lenti di 48, Luigi Milazzo di 37, Alessandro Paternò di 73, Alessandra Salvaggio di 38, Luigi Tambè di 72 e Maria Stella Zagarella di 44; i tortoriciani Salvatore e Sebastiano Costanzo Zammataro, rispettivamente di 53 e 58 anni, Salvatore Destro di 32, l’ennese Sebastiano Di Dio di 46 anni, il piazzese Salvatore Farina di 50 anni, il pietrino Gino Frasconà Cantalanotte di 36 anni.
I difensori, che hanno ottenuto tutti l’assoluzione piena dei loro clienti, sono gli avvocati Antonio Impellizzeri, Angelo Di Dio, Paolo Giuseppe Piazza, Alessandro Pruiti, Filippo Vicari, Massimiliano La Malfa, Mario Mangiapane, Vincenzo Spagnuolo, Giacomo Pillitteri, Antonella Paternò, Franco Puzzo. L’assoluzione dei 19 agricoltori chiude in maniera definitiva una vicenda che si trascina da quattro anni, nonostante alcune imputazioni. La citazione a giudizio per i trentasette era stata emessa dalla Procura, e le accuse nei confronti degli imputati andavano dal falso ideologico al falso materiale, solo per alcuni degli imputati era di frode. Nella fase iniziale a essere iscritti sul registro degli indagati erano stati più di centoventi persone, ma quasi tutti sono stati prosciolti o i reati sono stati estinti per prescrizione. Oltre ai tecnici, restano in attesa di giudizio ancora produttori di mandorle, agrumi, olive e frumento. Questi avrebbero dovuto produrre frutta e verdura bio – pulita da concimi e pesticidi – e allevare capi di bestiame allo stato brado, utilizzando solo cibi naturali. Ma alla base di tutta questa vicenda non ci sarebbero stati adeguati controlli, o comunque si sarebbero verificati vari falsi. Da qui il giudizio, nonostante quasi tutti i coltivatori avrebbero effettivamente prodotto il biologico.