Un grazie Santo Padre per l’incontro di Palermo
Enna-Cronaca - 11/10/2010
Avvenire, La Repubblica, L’Unità (1) hanno dedicato interessanti pagine sulla visita di Benedetto XVI a Palermo e noi continuiamo a scrivere su questo evento di giovani, di famiglie, di popolo, venuti da tutta la Sicilia, per salutare ed ascoltare Benedetto XVI, ad onta dell’indifferenza di alcuni organi di stampa.
Centinaia di migliaia di persone, superando tutte le previsioni, hanno invaso il Foro Italico per la santa Messa.
Il Papa delle genti e della pace, è stato ospitato sul prato verde, uno dei pochi tesori del “verde” della città, aperto al mare, offerto, come lo spazio più caro posseduto, da calcare per celebrare la santa Messa al confine con il Mediterraneo.
Vi crescevano più palme, in parte distrutte per i ritardi della ricerca scientifica, per l’indifferenza, e talvolta per l’incuria, nel preservare il paesaggio e la vita.
Le folle presenti sono poi partite dal Foro Italico, dopo avere ascoltato l’omelia del pontefice, per accompagnarlo in città, incoraggiate dalla condanna della criminalità mafiosa, richiamate ai valori evangelici, consolidate nella fede.
Ed hanno attraversato il “Cassaro”, la via della città tutto porto, la strada che aveva ospitato i Fenici ed i Punici, i Romani e gli Arabi, gli imperatori normanni, che aveva visto la rivolta dei Vespri e accolto, nei tempi moderni, Garibaldi, per contribuire all’Unità d’Italia, anche se ancora incompiuta, come dovrà constatare, nei prossimi giorni, la 46° Settimana sociale dei cattolici a Reggio Calabria. (2)
C’erano, tra i fedeli i commessi dei mille e mille esercizi, che finalmente per una domenica, uniti a fratelli, genitori, figli, potevano vivere la città. C’erano i precari del lavoro, i disoccupati e gli immigrati, di tutte le fedi, c’erano i tanti ragazzi al primo grande evento di una folla di cristiani, di tutti i ceti e di tutte le condizioni economiche e culturali.
C’era l’associazionismo del volontariato, serbatoio talvolta unico di fraterna solidarietà e di testimonianza educativa, c’erano i movimenti di preghiera e di servizi al prossimo delle variegate aggregazioni laicali dell’Isola, sensibilizzate dalla Consulta regionale e dalle Consulte diocesane (4) e finalmente e realmente unite attorno al Papa.
Ed è stata una festa, memorabile, come e più partecipata di quella delle patrone, di Santa Rosalia, di Sant’Agata e degli altri Santi protettori delle città siciliane.
I presenti non dimenticheranno le camice azzurre con i fazzoletti al collo, i berretti variopinti, i sacchi a pelo di alcuni scout sulle spalle, i tamburi della gioia di ragazzi divenuti adolescenti, legati alla memoria dell’infanzia, con gli stendardi delle confraternite dei padri, a prendere d’assalto la città vecchia, nel suo centro storico, che, per l’occasione, ha fatto mostra dei prospetti restaurati, con il naturale senso del bello, del decoro, della creatività umana, quasi a meravigliare, con i segni
dell’accoglienza, i viandanti in cerca di lavoro, in cerca di fede, di speranza di comunione solidale.
C’era in quella strada l’orgoglio dell’autonomia della antica Polis, evolutasi e trasformatasi nell’intera Isola, con gli eroi civili e religiosi, che hanno testimoniato profondi valori di giustizia e di unità nazionale all’intero Paese.
Ed una folla, finalmente allegra, senza le torce della violenza da dimenticare, senza il pianto delle vedove in lutto.
Ad incoraggiarla c’era un Padre attento e vigile, depositario di un messaggio di amore e di salvezza per tutte le genti, attento alle difficoltà del Sud ed alla missione della Chiesa tra tutti i popoli.
E’ affluita per ore, per ordinati camminamenti verso la cattedrale e la piazza Politeama, per ascoltare ancora i messaggi, portati, separatamente al clero ed ai giovani.
E Benedetto XVI, ultra scortato, ha attraversato, a centocinquanta anni dall’Unità d’Italia, la strada della rivolta dei Vespri, che aveva accolto Garibaldi e che ora salutava festosa il capo della Cristianità, baluardo di speranza e di coraggio per recuperare nella fede, fiducia nelle istituzioni unitarie e nelle potenzialità umane per il lavoro, la civiltà, lo sviluppo, la pace.
Una folla immensa di giovani ha così invaso per ore la piazza Politeama del centro urbano del terzo millennio, più ricco degli altri giorni di luci e di vetrine del consumismo, ora socchiuse, a nascondere l’aridità dei sentimenti, lasciati sugli sui video dei computer, come nei quadrivi dei lavavetri, dove i nuovi emigrati si affannano ad offrire servizi, in cambio di un obolo per sfamarsi.
E Benedetto XVI ha raggiunto i giovani, e con loro la società isolana, alla quale ha additato traguardi di impegno religioso e civile di partecipazione per il bene comune.
Ha proposto un cammino da intraprendere, libero da condizionamenti, pervaso dalla solidarietà da offrire, sin dall’accoglienza, agli immigrati, alimentato dalla testimonianza offerta alla presente generazione da don Pino Puglisi, Rosario Livatino, Pina Suriano, lontano dalle strade di morte della mafia. (4)
Gli anziani, che guardavano gioiosi l’incontro delle camice azzurre, ricordavano la folla romana dei “baschi verdi “di Gedda e Carretto nella Roma del Papa del dopoguerra.
Quei giovani si erano radunati per difendere e consolidare la democrazia del paese, per preparare il boom economico della ricostruzione, per la attuazione della Costituzione.
Ed è stato come se sui giovani di oggi il successore di Pietro ponesse le speranze delle istituzioni del nostro Paese per il terzo millennio.
Anche per questo ai giovani, venuti da tutte le parrocchie della Sicilia, dall’arcivescovo metropolita di Palermo, Mons.Paolo Romeo, a nome di tutti i Vescovi dell’Isola, venivano indicati i doveri delle istituzioni locali e nazionali, per costruire una comunità siciliana degna del nome di cristiana.
E con il coraggio, che non manca alle Chiese locali di Sicilia, ha rivolto un suo forte appello alla responsabilità agli amministratori della cosa pubblica.
Quasi un nuovo patto per dotare le città di servizi efficienti, di interventi per favorire il lavoro, l’igiene, la salute, la scuola, la vivibilità delle famiglie, l’assistenza alle nuove povertà, un tetto ai senza case.
E i cittadini sono ritornati a sperare, in una fratellanza baciata dal soffio della Cristianità, pronti a proporsi per un protagonismo della partecipazione responsabile dei diritti e dei doveri, verso se stessi e verso tutte le emarginazioni e le sofferenze, solidali e più in pace tra loro e con gli altri, gli immigrati, accolti da fratelli, che conoscono il dramma della disoccupazione e del lavoro in terra straniera.
Ora quelle indicazioni, pregnanti della dottrina sociale della Chiesa, viaggiano per il dibattito civile che si accenderà alla 46° Settimana sociale dei cattolici italiani nella vicina Reggio Calabria, (3) mentre a Palermo, i cattolici popolari (6) tentano nuove strade di partecipazione, sulla scia del pensiero sturziano federalista e democratico, all’origine della Costituzione e del ritorno del contributo dei cattolici al governo del Paese, con le forze laiche, attente al bene comune
della nazione, per completare l’Unità incompiuta.
Ferdinando Russo
onnandorusso@libero.it 1) La Sicilia che respira, L’Osservatore Romano di venerdì 8 Ottobre
2) Settimane sociali, www.settimane sociali.it
3) Vivienna, www.vivienna.it, settembre 2010
4) Consulte Diocesane, www.cdal-monreale.it 3 ottobre 2010
5) www.ilpapaapalermo.it
6) Popolari per l’Italia di domani, Palermo in www.blogsicilia.it