Piazza Armerina. Inchiesta su truffa di una posta privata

L’inchiesta sulla possibile truffa da parte di un ufficio di posta privata, che ha operato soprattutto a Piazza Armerina, Valguarnera e Leonforte, prosegue con il massimo riserbo ed attualmente le denuncie presentate presso gli uffici dei carabinieri PG del tribunale sono una diecina, ma le vittime potrebbero essere di più. Il titolare di diverse agenzie, praticamente, avrebbe incassato i soldi di tasse, bollette e tributi vari, tenuto conto che era stato delegato a riscuotere per conto di varie società, tesorerie comunali e finanziarie – e non li avrebbe girati agli enti che lo avevano accreditato. L’indagato è difeso dall’avvocato Sinuhe Curcuraci, e qualche settimana fa, nel corso di un interrogatorio, ha negato ogni addebito, ed ha dichiarato, che nessun cliente perderà un soldi. L’indagine, comunque, è ancora in corso e tra i pagatori delle bollette ci sarebbero tanti anziani, che avrebbero pagato bollette di poche decine di euro e, quindi, hanno deciso di non sporgere denuncia. L’indagine prosegue con l’ipotesi del reato di appropriazione indebita. I denuncianti, nei loro esposti, hanno allegato le fotocopie delle bollette pagate di acqua, energia elettrica e gas, ma anche di alcune bollette del telefono. Pare che i titolari di questo ufficio di posta privata, avrebbero preso i soldi, e convinto le “vittime” che tutto era in regola con i pagamenti, ma avere utilizzato i soldi per fare altre cose. Il presunto autore del raggiro sarebbe stato individuato da coloro che si sono sentiti danneggiati e alcuni di essi hanno deposto davanti all’ufficiale di PG. Un cliente di Piazza Armerina, che aveva pagato una bolletta di consumo di acqua di 924 euro, avrebbe scoperto, a seguito di continui solleciti da parte della società d’ambito, di essersi recato presso gli uffici della posta privata, ma di non essere riuscito più a contattare il titolare dell’ufficio o l’ impiegato” ai quali aveva “pagato la bolletta”. L’avvocato Curcuraci continu a sostenere che si tratta di “ritardi” nei pagamenti e non di “ammanchi”, causati da un momento difficile dal punto di vista finanziario da parte dell’azienda, ma che c’è l’impegno di risolvere il problema ripagando tutti con la restituzione dei soldi che i denuncianti hanno pagato.