Enna. Zanni-cinema: Laviamoci il cervello, presso il centro polifunzionale Maddeo

Sarà proiettato presso il centro polifunzionale Antonio Maddeo alle ore 19,00 di giovedì 8 marzo il documentario di Alessandro Gagliardo e del gruppo Malastrada “Un mito antropologico televisivo”.
Di seguito una breve considerazione di Alessandro Gagliardo sul suo lavoro e alcune recensioni: “Se posso fare un invito dico solo che il film al quale abbiamo lavorato negli ultimi anni è un proposta culturale, un pretesto per poter parlare ancora e nuovamente di comunità e narrazione popolare. Nei 54 minuti che vi proporremo c’è uno squarcio di Sicilia, quella problematica e in rivolta di metà anni 90, quando al culmine del problema dell’abusivismo edilizio, si sommava un resa dei conti tra lo stato e la mafia.
Per dirla in sintesi. Il nostro intento non è stato quello di creare un documentario su quegli anni, ma un racconto costruito attraverso dei frammenti di archivi di piccole televisioni locali, capaci di raccontare giorno per giorno la società in stato di cronaca. Siamo convinti, che nel film sia possibile riconoscere ciò che si era, come italiani e come siciliani, sino ad avanti ieri e che dopotutto non è per nulla mutato”.

Un flusso irregolare di immagini audiovisive che riemergono da un passato apparentemente non troppo distante dai giorni nostri.
Questo il criterio con cui il gruppo malastrada.film ha assemblato “Un mito antropologico televisivo”, documentario in concorso nella sezione “Italiana.Doc” della 29a edizione del Torino Film Festival.
Il “blob” di immagini mostra volti e corpi di cittadini meridionali immersi tra problemi del quotidiano, da manifestazioni di sdegno contro la politica a lunghi, e spesso omertosi, silenzi verso un morto per mafia, dalla rabbia per l’assenza di una casa alle migrazioni programmate per cercare lavoro fuori.
Se non fosse per gli occhiali a “fondo di bottiglia” o per i giubbotti di jeans, non sembrerebbe di avere a che fare con clip di fine ’80 e inizio ’90, perchè molte speranze, paure e attese confessate dagli intervistati, continuano ad essere le medesime.
E anche la televisione sotto certi aspetti non sembra essere cambiata, con certi giornalisti d’assalto che in totale assenza di tatto domandano ad un padre a cui è appena morto il figlio “come ha preso la notizia la madre”. Unica differenza rispetto ad oggi, è che quelle domande erano destinate a “morire” nei servizi del tg delle dodici, mentre oggi rimbombano in “salotti televisivi” da primo pomeriggio…
Antonio Capellupo



Trama
Un mito antropologico televisivo racconta delle storie di politica e società in Sicilia, in e di alcuni paesini nella provincia di Catania, ricavando delle riprese video di una televisione locale nel periodo che va dal 1992 al 1994.
Recensione
Passando al setaccio molte immagini di una televisione locale catanese, i tre autori-registi Bertino, Castelli e Gagliardo, interni e appoggiati a Malastrada.film, eseguono un montaggio intelligente e a volte ironico di riprese destinate ad andare in onda per il telegiornale, quasi drammatiche, fatte di scioperi, omicidi, arresti di latitanti, licenziamenti e piani regolatori in un periodo storico molto importante e toccante per la Sicilia, cioè i primi anni ’90, precisamente dal 1992 al 1994. Alla base di questo lavoro, come dicono gli autori, vi è “l’idea della televisione come soggetto di recitazione”, una sorta di Blob in pratica, che ha l’intento di “giungere alla scrittura di un mito il cui medium di fruizione è il tempo”. Ed è proprio il tempo che in questo caso, a parte alcune caratterizzazioni visive come gli indumenti degli intervistati, crea il mito, che come carattere, per essere tale, non ha tempo; infatti potrebbe essere benissimo un documentario dei nostri giorni, per i temi, per le situazioni umane, per i fatti accaduti e specialmente per l’approccio della televisione.

Il film ha partecipato al 29° Torino Film Festival nella seziona Italiana.Doc, ricevendo una menzione speciale dentro al Premio Ucca-Venti Città per il “visibile svelato di un mondo reale altrimenti perduto”