Incarichi: Sindaco di Enna ha speso centomila euro da quando si è insediato

“Il sindaco di Enna ha speso centomila euro da quando si è insediato; Agnello non li ha spesi neanche in cinque anni di amministrazione. Centomila euro di incarichi per consulenti, quando invece c’è un ufficio legale pieno di avvocati. Sono queste le cose che la città deve sapere”. Prendiamo spunto dello sfogo, di qualche settimana fa nel corso di una discussione molto più ampia, del consigliere provinciale di Primavera democratica, Paolo Buscemi, per dare notizia, prontamente diramata dall’attento Centro studio “Sen. Antonio Romano”, di un’importante indicazione contenuta nella sentenza 730/2012 di pochi giorni fa del Consiglio di Stato.
“Gli incarichi di assistenza legale –dice il presidente Mario Orlando-, secondo la recentissima sentenza del Consiglio di Stato, negli enti locali che hanno l’avvocatura, devono essere conferiti esclusivamente dal dirigente della stessa e non dal sindaco. E’ un principio, questo, che mette in discussione la legittimità di molti degli incarichi di nomina dei legali della PA”. La sentenza chiarisce espressamente che “il rappresentante legale dell’ente manifesta la volontà di costituirsi in un eventuale giudizio, ma non può anche provvedere (nè lui nè la giunta) alla nomina del difensore, nè interno, cosa che compete sicuramente al capo dell’ufficio legale, nè esterno, vicenda che si articola, innanzitutto, in una dichiarazione che sussistono elementi per poter affidare la difesa tecnica all’esterno ad opera dell’ufficio legale e successiva nomina del difensore del libero foro, che compete necessariamente al capo dell’ufficio legale, trattandosi di un vero e proprio contratto di prestazione intellettuale, ricadente come tale nelle attività gestionali di competenza del dirigente dell’amministrazione”. “E’ una sentenza innovativa – sottolinea Orlando – che fa finalmente chiarezza sulla giurisprudenza precedente, secondo cui il sindaco o il presidente della provincia può scegliere il legale o quanto meno concorrere alla sua scelta. Ora, bene ha fatto il Consiglio di Stato con questa sentenza a mettere un pò di ordine; per cui preghiamo le amministrazioni a modificare i propri regolamenti al fine di non incorrere più nelle cattive abitudini di dare incarichi, dove spesso si favoriscono amici e amiche”.

Giacomo Lisacchi