Enna. Alloggi popolari inabitati da decenni e tante famiglie indigenti in ambienti malsani

Enna. L’episodio del precario Vincenzo Concimano, che, in un momento di disperazione per non avere un casa si volva buttare dal cornicione dell’ufficio comunale perché non sa dove vivere con la famiglia è da valutare con grande attenzione perché il problema è di una certa gravità e riguarda tante famiglie indigenti del capoluogo, costrette a vivere in ambiente malsani oppure non avere dove abitare. La riflessione riguarda il comune di Enna, che dovrebbe con procedura d’urgenza monitorare appartamenti che si trovano da decenni disabitati perché chi ha avuto l’assegnazione vive fuori Enna o vive in un’altra abitazione. Mario Borrello, solitamente segnalatore di vicende che accadono ad Enna, ha segnalato che nel suo complesso ci sono due appartamenti che non vengono abitati dal 1974, dunque da 38 anni, e questi appartamenti, alloggi popolari, non vengono abitati da nessuna. Per quale motivo? Di chi la colpa? Gli uffici comunali addetti a questi compiti dovrebbe fare un’approfondita indagine sull’argomento ed andare a cercare con certosina pazienza quali sono gli alloggi che non sono abitati, quali potrebbero essere disponili, quali potrebbero essere affittati con somme modeste. Il gesto disperato di Vincenzo Concimano di mercoledì che spera di poter vivere in un casa con moglie e figli è comprensibile perché non si può vivere una vita di incertezza, non si può vivere in una dimora temporanea. Gli uomini della Digos, diretti da Giada Pecoraro, sono stati in grado, dopo tante trattative, a convincere Concimano di desistere dal suo gesto, ma nel contempo è scattata un’indagine per capire quale è la reale situazione nel campo degli alloggi popolari, quindi andare a constatare di presenza quale è la situazione e quindi intervenire, cercando di favorire quelle famiglie che si trovano veramente in difficoltà. La Digos, sulla base dell’episodio avvenuto mercoledì mattina, sta provvedendo a sviluppare una sua indagine per rendersi conto della situazione, ma è chiaro che dovrebbero essere gli uffici comunali a muoversi, essendo in possesso di documentazioni che possono più velocemente dare delle risposte sulle case sfittate e non utilizzate, quindi da impiegare, venendo incontro alle esigenze della famiglie che si trovano in difficoltà.