Enna, potrebbe aumentare l’addizionale Irpef e l’Imu della seconda casa
Enna-city - 26/06/2013
Enna. Scivola al 30 settembre, e non al 30 giugno, l’approvazione del bilancio di previsione del comune capoluogo e questo lo costringerà ad amministrare soltanto con i dodicesimi, il che significa non essere nelle condizioni di fare niente, nemmeno quello di poter dare assistenza concreta ai 170 anziani che ne hanno tanto bisogno. Il rinvio a settembre lascia la speranza che in questi due mesi Stato e Regione possano rivedere la situazione e, quindi, decidere di aumentare i contributi alle amministrazione comunali. La situazione del comune capoluogo e di tanti comuni italiani è quella che coloro che hanno amministrato con oculatezza e senza sprechi, eppure si trovano quasi sull’orlo del dissesto finanziario, situazione che il comune ha vissuto quando nel dicembre del 2005 ebbe a dichiarare il dissesto finanziario. Magari alla fine dell’anno poi sarà accertato qualche avanzo di amministrazione consistente. L’assessore al bilancio ennese evidenzia, com’era prevedibile, che nelle condizioni in cui si trova il comune non sarà sicuramente possibile chiudere il documento contabile. Il patto di stabilità continua a condizionare l’attività del comune in tutti i campi, si può fare veramente poco, anzi pochissimo. Il problema è che i trasferimenti di Stato e Regione continuano a diminuire in maniera consistente tanto è vero che il comune capoluogo nel 2012 ha avuto circa diecimilioni complessivi di trasferimenti, mentre nel 2013 si prevede una riduzione sostanziosa di questi trasferimenti, si parla addirittura di 6 milioni e mezzo di euro, e c’è il pericolo consistente che i soldi che potrebbero arrivare siano intorno ai quattro milioni di euro, il che significa continuare a diminuire i servizi da offrire ai cittadini, e di contro è prevedibile che l’addizionale Irpef aumenti così come aumenti l’Imu della seconda casa, quindi ancora tasse per i cittadini ennesi pur di far sopravvivere il comune.
Intanto il sindaco del capoluogo con una lettera ai nove capoluoghi siciliani, ai venti comuni dell’ennese ed al Prefetto formula alcune osservazione sul patto di stabilità. “Innanzitutto – esordisce – si condivide lo spirito dell’accordo che consente a tutti i Comuni di peggiorare il loro saldo programmatico per l’anno 2013 dando loro una maggiore agibilità finanziaria. Questo si dovrebbe tradurre nell’aumentare la possibilità di pagare i debiti pregressi, pagare opere la cui spesa era stata impegnata contabilmente entro il 2012. Si condivide il principio di favorire i Comuni con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti e di azzerare il loro saldo obiettivo per l’anno 2013”. “Non si condivide, invece -prosegue il sindaco ennese – il fatto che gli spazi finanziari residuali, pari a euro 108.892.645, siano ripartiti tra i restanti Comuni in ragione dell’incidenza del suddetto spazio finanziario residuale rispetto al totale dei saldi obiettivi, con conseguente abbattimento del saldo obiettivo, per tutti uguale, del 30%. Con tale principio si acuiscono le sperequazioni e si determinano abbattimenti del saldo obiettivo che oscillano dal 30% al 66,5%.
Il metodo da seguire:1) Concedere ai Comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti degli spazi finanziari tali da azzerare l’obiettivo 2013 loro assegnato; 2) Chi, rispetto all’obiettivo 2013, superi lo stesso obiettivo non dovrebbe godere degli spazi concessi dalla Regione con il patto verticale incentivato. Questo principio dovrebbe valere per tutti i comuni sia per quelli inferiori a 5.000 abitanti che per quelli superiori. Nella Regione Sicilia sono circa 40 i Comuni che hanno avuto concessi spazi superiori al loro obiettivo, in circa 10 casi superando il 300% con punte anche del 600%. 3) Chi, rispetto all’obiettivo 2013, ha avuto situazioni inferiori allo stesso obiettivo potrà godere degli spazi concessi dalla Regione con il patto verticale incentivato. Al fine di poter riequilibrare il peso degli obiettivi programmatici si dovrebbero ridistribuire le risorse disponibili in modo tale che alla fine il riequilibrio complessivo sia per tutti questi Comuni uguale (in termini percentuali)”. Questi criteri renderebbero giustizia a quei Comuni che hanno rispettato appieno le leggi e che non hanno, per il loro comportamento onesto, ottenuto i benefici.