Relazione Dia secondo semestre 2012 sulla provincia Enna

La Dia ha presentato una relazione sulla provincia di Enna per il semestre 2012, evidenziando il fenomeno mafioso. Nel territorio ennese, viene evidenziato nella relazione, il fenomeno criminale di tipo mafioso si manifesta con profili diversi e meno strutturati rispetto a quelli che si registrano nelle altre aree dell’Isola, dove è più radicata caratterizzazione mafiosa. Le locali cellule criminali agiscono in concorrenza con le limitrofe organizzazioni catanese e nissene, in particolare quelle gelesi. Allo stato attuale, nell’area risultano operative le famiglie di Enna, Catenanuova, Barrafranca, Pietraperzia, Villarosa e Calascibetta. Le indagini della Questura di Enna, nell’ambito dell’operazione denominata “Sole Nero”, tesa a smantellare un’attività usuraria, hanno anche consentito di svelare le dinamiche dei sodalizi operanti nel territorio di Villarosa, evidenziando la perdita di prestigio da parte dei più anziani esponenti della vecchia famiglia di Villarosa, e la contemporanea affermazione di gruppi, particolarmente attivi nel traffico di stupefacenti. L’ascesa di questi gruppi ha suscitato sentimenti contrastanti all’interno della famiglia di Cosa Nostra ennese, una fazione è arrivata a progettare l’eliminazione fisica di alcuni componenti del questo gruppo. Il 27 luglio 2012 i carabinieri di Enna hanno dato esecuzione a due misure cautelari emesse dal gip di Caltanissetta, sulla scorta di indagini conseguenti alla cosiddetta strage di Catenanuova, avvenuta nel 2008. Le investigazioni hanno evidenziato, che sodalizi criminosi catanesi, riconducibili al clan Cappello, avevano imposto la sostituzione del vertice della famiglia mafiosa di Catenanuova, allo scopo di garantirsene l’affidabilità rispetto alle proprie progettualità espansionistiche. La penetrazione di gruppi catanesi nel territorio ennese è resa evidente dall’operazione “Oro Rosso”, che ha permesso di accertare il ruolo di un pregiudicato catanese all’interno di un’organizzazione dedita ai furti di rame ai danni dell’Enel, nelle aree rurali della provincia. Le indagini tra l’altro hanno offerto ed offrono uno spaccato della crisi di risorse in cui versano le compagini malavitose locali, indotte a monetizzare i crediti e realizzare profitti anche in settori poco remunerativi. L’esame delle segnalazioni inerenti i reati spia, quali estorsioni, incendi e danneggiamenti a seguito di incendio, fa registrare un dato sostanzialmente stabile, mentre si rileva una consistente diminuzione dei danneggiamenti e delle rapine.