Trasfusione infetta. Troina: Giudice condanna Ministero Sanità a risarcire familiari di donna deceduta a Catania

Troina.  Hanno diritto in quanto eredi, all’indennizzo per le conseguenze che le loro madri hanno subito a causa di trasfusioni infette. Il giudice del lavoro del tribunale di Enna in due cause distinte intentate per i familiari dall’avvocato Silvio Vignera, ha condannato il ministero della Sanità a risarcire il marito ed i figli di una donna deceduta a Catania nel 2011 a causa del decorso infausto di una epatite virale contratta nel maggio del 1987, quando ricoverata d’urgenza venne sottoposta per 3 giorni a trasfusioni di sangue. Sole nel 2001 la donna scoprì di avere contratto un’epatite cronica di probabile origina da trasfusione. Solo nel 2012, quando la signora era ormai deceduta, la Commissione medica ospedaliera di Palermo ha accertato e riconosciuto il nesso di causalità tra le trasfusioni e la grave patologia che la donna ha contratto con conseguenze invalidanti molto gravi.
Purtroppo quasi identico l’altro caso nel quale ad avere riconosciuto il diritto all’indennizzo è stata la figlia di una signora che venne sottoposta a trasfusione nel 1971 che contrasse una grave forma di epatite venne diagnosticata nel 1992. Per questo caso il ministero della Sanità aveva chiesto al giudice il rigetto della richiesta perchè tardiva, ma il giudica facendo riferimento ad un pronunciamento della Cassazione in merito a queste vicende che purtroppo sono diverse migliaia, ha concesso l’indennizzo perché la donna scopri solo nel 2007 che l’epatite poteva essere la conseguenza della trasfusione praticatale 26 anni prima. Entrambe le signore chiesero la concessione del vitalizio che spetta a questi malati, ma la commissione medica provinciale non aveva accolto le richieste. Entrambe, nel frattempo sono morte senza avere avuto giustizia. Gli eredi si sono rivolti all’avvocato Vignera che adesso ha ottenuto la condanna del ministero a pagare agli eredi il dovuto a partire dalla data della prima richiesta respinta e fino a quella della morte delle congiunte.