venerdì , Luglio 30 2021

Giovani e lavoro: un binomio che non funziona in Italia

Notizie di queste ore è che il lavoro c’è ma nessuno lo vuole. Oddio: abbiamo scoperto l’acqua calda? Perché nessun giovane vuole lavorare? Siamo tutti bamboccioni, “choosy”, sfigati o chissà cosa si inventeranno adesso. La risposta è semplice: esiste ancora una cosa che si chiama dignità. Lavorare per 600 euro al mese per un tot di ore tali da non poter garantire un adeguato tempo libero, significa costringere una persona al limite della povertà. D’altronde il reddito di cittadinanza parla di 780 euro, quindi chi è quel fesso che dinnanzi ad uno Stato che praticamente regala soldi per non fare nulla si mette a lavorare per guadagnare di meno? Ma, aldilà di tutto, chi è quel fesso che preferisce sopravvivere piuttosto che vivere? Con 600 euro al mese, o comunque con uno stipendio al di sotto dei mille euro al mese, non si garantisce una vita degna di essere vissuta. Se la società imputa ai giovani la colpa di non voler il lavoro, questa società è semplicemente malata. Non ha assolutamente contezza dell’economia reale e non comprende quel sottile filo che collega “il lavoro nobilita l’uomo” e “lo rende simile alle bestie”. Procediamo, dunque, al contrario: al posto di chiedere ai giovani di dover svendere la propria libertà e la propria voglia di fare, perché non si chiede, anzi si impone, ai datori di lavoro di aumentare lo stipendio. Tassare i ricchi (attenzione, quelli veri), anche con una patrimoniale, non è assolutamente qualcosa di sinistra, ma semplicemente ragionevole (quindi bipartisan) allorquando quella ricchezza non è altro che frutto dello schiavismo della forza lavoro. La tassa ai ricchi non è quindi una tassa “tanto per”, un qualcosa di ideologico, ma semplicemente la restituzione di denaro indebitamente accumulato impoverendo la gente. Abbassando gli stipendi abbiamo tagliato le ali ai giovani che si vedranno costretti ad “accontentarsi”. E l’accontentarsi non è assolutamente possibile in un mondo in cui l’accontentamento di molti accresce la ricchezza di pochi. Se la politica nell’era post covid vuole fare realmente ripartire l’economia deve rivedere la storia e ricordare come gli Stati Uniti hanno ingranato a seguito della crisi del 1929: distribuendo ricchezza. Altrimenti ci finirà come la Germania nello stesso periodo: facendo salire (democraticamente) persone che promettevano di distribuire ricchezza ma che sono finite a distribuire morte per tutta Europa. Un appello ai giovani (mettendoci anche allo specchio): non accontentatevi, se l’Italia chiede di accontentarvi, lasciate l’Italia. Un Paese che chiede di fermarsi è un Paese perduto.

Alain Calò