martedì , Dicembre 6 2022

Troina. Martino spiega la postmodernità con le parole e le immagini della modernità

Con il prof. Federico Martino si è concluso il ciclo autunnale 2021 degli incontri con gli autori organizzato dal comune di Troina. Martino è stato fino, al 2005, docente di Storia del diritto italiano nell’Università di Messina. Negli anni 1999 – 2000 ha ricoperto gli incarichi di assessore regionale alla sanità e al territorio e ambiente.

Nell’incontro con Martino, che si è tenuto nell’auditorium della parrocchia San Matteo di Troina, si è parlato del suo ultimo libro “Parole e immagini della modernità”, che raccoglie dieci saggi pubblicati su riviste on line. Presentando l’autore e il libro, Silvano Privitera ha detto che Martino, in questi dieci saggi che si possono leggere separatamente l’uno dall’altro, sviluppa considerazioni sulla modernità partendo dalle dichiarazioni di morte della modernità. E lo fa utilizzando le immagini di personaggi della modernità, come quella di Blaise Pascal, riprodotte in quadri d’epoca, e le parole contenute nei libri delle biblioteche di personaggi vissuti nei secoli dal XVII al XVIII secolo. Si sente spesso dire che viviamo in un‘epoca post moderna e che, quindi, la modernità ce la siamo lasciata alle spalle. Martino interroga i secoli della modernità per trovare risposte a domande che riguardano problemi attuali. C’è la conferma di quello che sosteneva Benedetto Croce secondo il quale la storia è sempre storia contemporanea perché ogni epoca pone delle nuove domande e diversi punti di vista. E per rispondere a queste domande bisogna recuperare gli atteggiamenti mentali del passato. Ed è quello che ha fatto Martino con le immagini e le parole della modernità. Per Martino, quelli che parlano di morte della modernità vogliono eliminare gli elementi innovativi e progressivi della modernità che ha aperto enormi possibilità di crescita e di liberazione per l’intera umanità. “Considerarla finita significa rinunciare a capire i problemi dell’oggi e privarsi di costruire un futuro meno pauroso di quello che appare all’orizzonte”, sostiene Martino.