giovedì , Settembre 29 2022

Alle origini della guerra Ucraina-Russia tra promessa infranta e malinteso sull’espansione ad Est della Nato

Con lo scioglimento del Patto di Varsavia l’1 luglio 1991 spariva la fascia di sicurezza strategica russo-sovietica e si apriva un nuovo contezioso tra l’Urss e Alleanza Occidentale.

Nel dicembre dello stesso anno anche l’Urss scomparve e fu sostituita dalla Federazione Russa. La dissoluzione del Patto di Varsavia e la trasformazione dell’Urss in Federazione Russa fu per la Nato l’occasione per attuare la sua doppia strategia: integrare nella Nato i paesi che ne facevano parte e avviare trattative diplomatiche per costruire rapporti diplomatici con la Federazione Russa. Di questo si era parlato nel Summit Nato di Londra del 1990, quando ancora l’Urss era in vita. I semi dell’allargamento della Nato verso est furono piantati allora come si legge nella ‘Declaration on a Trasformed North Atlantic Alliance’, che si può leggere sul sito internet della NATO: <…NATO must become an institution  where Europeans, Canadians and Americans work togheter not only for the common defense, but to build new partnership with all the nations of Europe. The Atlantic Community must reach out to the countries of the East which were our adversaries in the Cold War and extend to them the hand of frendship> (“…la NATO deve diventare un’istituzione dove Europei, Canadesi e Americani lavorano insieme non solo per la comune difesa, ma per costruire una nuova associazione con tutte le nazioni d’Europa. La Comunità Atlantica deve raggiungere i paesi dell’Est che erano nostri avversari nella Guerra Fredda e porgergli la mano d’amicizia”).  L’allargamento della Nato verso l’Europa orientale è uno dei di punti di maggiore tensione tra l’Alleanza Atlantica e la Federazione Russa. Le origini di questa tensione risalgono al 1990, quando ancora c’era l’Urss, e sono connessi ai negoziati per la riunificazione della Germania avvenuta il 3 ottobre 1990 dopo il crollo del muro di Berlino del 9 novembre 1989. I russi sostengono che, in cambio del ritiro delle truppe sovietiche dal territorio dell’ex Repubblica Democratica di Germania e dell’assenso dell’Urss alla riunificazione della Germania, gli americani si sarebbero impegnati a non allargare la NATO verso est. Secondo i russi, “A broken promise” (una promessa non mantenuta). Per gli americani, questa promessa, che non sarebbe stata fatta, è un mito alimentato dai russi perché non ci sono documenti che attestino questo scambio: consenso dell’Urss alla riunificazione della Germania e ritiro delle truppe sovietiche in cambio di una promessa americana a non ampliare la NATO verso est.  Mary Elise Sarotte, docente americana di storia nell’Henry Alfred Kissinger Center of Global Affairs dai documenti del ministro degli esteri tedesco Hans Dietrich Genscher, datati 1990 e conservati nell’archivio del ministero degli esteri della Germania, ha ricavato degli indizi che possano far pensare che una promessa del genere possa esserci stata o comunque se ne abbiano parlato. Nel suo articolo pubblicato nel 2014 sull’autorevole rivista americana di relazioni internazionali “Foreign Affairs”, con il titolo “A broken promise? What the West Really Told Moscow about NATO expansion”, la scritto: <Genscher suggested that the alliance should issue a public statement sayng: “NATO does not intend expand its territory to the East”. “Such a statement must refer not just to East Germany, but rather to be of a general nature”, he added. “For example, the Soviet Union needs the security of knowing that Hungry, if it has change of government, will not become part of the Western Alliance”. Genscher urged that Nato discuss the matter immediatily, and Hurd agreed>> (“Genscher ha suggerito che l’alleanza dovrebbe rilasciare una dichiarazione pubblica in cui si afferma: “La NATO non intende espandere il proprio territorio a est”. “Una tale affermazione deve riferirsi non solo alla Germania dell’Est, ma piuttosto essere di natura generale”, ha aggiunto. “Ad esempio, l’Unione Sovietica ha bisogno della sicurezza di sapere che l’Ungheria, se avrà un cambio di governo, non entrerà a far parte dell’Alleanza Occidentale”. Genscher ha esortato la Nato a discutere immediatamente la questione e Hurd ha accettato”). Douglas Hurd era il ministero degli esteri del Regno Unito.  Di “promessa infranta” dagli americani nella Federazione Russa, che nel 1991 era succeduta all’Urss, si cominciò a parlare dopo le elezioni presidenziali americane del 1994 vinte dal democratico Bill Clinton. Gli americani cominciarono a rispondere che non c’è stata alcuna “broken promise”, ma che si è tratto di “a misunderstanding” (“un malinteso”). Il passaggio dall’uscente Bush padre al vincente Clinton segnò un cambiamento nelle relazioni Usa-Federazione Russa. Il dialogo in relazione ai negoziati sul rapporto NATO e Federazione Russa si affievolì mentre molti paesi dell’ex Patto di Varsavia aderivano alla NATO: nel 1994 Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria, nel 2004 Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovacchia, e Slovenia, nel 2009 Albania Croazia. Al di là di quello che è stato, promessa infranta per i russi o malinteso per gli americani, viene da pensare che forse abbia ragione Nicolai Lilin, l’autore del romanzo “Educazione siberina”, quando dice che “la geopolitica non è un ambiente per gentiluomini, anche se spesso chi se ne occupa appare tale”.
Silvano Privitera