Rete ospedaliera, Venezia, “perdita di posti letto a Piazza e Leonforte”

“E’ inaccettabile che la nuova rete ospedaliera regionale penalizzi ancora una volta gli ospedali periferici ledendo il diritto alla salute di decine di migliaia di cittadini. Dalla bozza che sta circolando in queste ore emerge che nel complesso i posti letto dell’ASP di Enna aumentano da 555 a 581, ma non in maniera omogenea nel territorio. L’Ospedale Chiello di Piazza Armerina perderà 12 posti letto, di cui 6 lungodegenti, 8 di riabilitazione e 2 di ortopedia, mentre l’Ospedale di Leonforte pur aumentando i posti letto nella riabilitazione perderà ben 10 posti letto di medicina generale”. Lo dichiara Fabio Venezia, parlamentare del PD e Vice presidente della Commissione Bilancio dell’ARS. 

I servizi sanitari nell’Ennese

“Leggendo nel dettaglio il nuovo piano – continua il parlamentare ennese –, emergono luci e ombre. Auspicavamo il rafforzamento dei reparti e dei posti letto degli ospedali periferici, ma emerge un quadro molto preoccupante per il futuro dei servizi sanitari nel territorio ennese”.

“Tra gli elementi positivi – dichiara Venezia – segnaliamo la scelta lungimirante di istituire all’Umberto I di Enna, in coerenza anche con il percorso della facoltà di medicina avviato dall’Università Kore, oncologia, chirurgia toracica, chirurgia vascolare, pneumologia, ematologia, endocrinologia e reumatologia”.

La qualità dei servizi

“Alla luce di questi numeri a macchia di leopardo – conclude Venezia – appare chiaro come il Governo Schifani invece di potenziare il servizio sanitario pubblico nelle città medie e piccole, ormai ridotto allo stremo, continui a operare penalizzando i presidi ospedalieri delle aree marginali che invece necessiterebbero di essere potenziati. Esprimiamo la nostra forte preoccupazione per queste scelte e siamo pronti a fare una grande battaglia sul diritto alla salute mobilitando il territorio ennese. Deve apparire chiaro alla politica regionale che il fenomeno dello spopolamento, che determina a cascata il drastico calo delle nascite e l’invecchiamento della popolazione, non dipende solo da motivazioni economiche e occupazionali, ma anche dalla qualità dei servizi, a partire proprio dalla sanità”.