Il legame tra il regista di Napoli con Troina nell’intervista del ’94: “Che paesaggi da casa mia”

Pur essendo nato Palermo nel 1918, Quintino di Napoli, regista ed attore non aveva dimenticato Troina, paese d’origine del suo casato. Lo disse a Rita Cedrini nell’intervista del 1994, che compare nel catalogo della mostra delle sue opere dal 1960 al 1994 tenuta a Palermo lo stesso: “Penso alla casa che avevamo a Troina a 1100 metri d‘altezza, la distesa del paesaggio e le vertigini che provavo quando mi affacciavo al balcone”.

I soggiorni a Troina

A Troina veniva spesso con Ugo Alvaro Bazan, un suo lontano parente, anch’egli originario di Troina. Posso confermarlo personalmente per averlo appreso dalle lunghe conversazioni che ho avuto con lui nel lontano 1998, durante la mostra delle sue opere allestita alla Cittadella dell’Oasi, in occasione del convegno sul poeta e letterato Giuseppe di Napoli, vissuto nella seconda metà dell’Ottocento, organizzato dal comune di Troina.

Le origini della famiglia

In una di queste conversazioni mi parlò delle origini dei Di Napoli venuti a Troina nella seconda metà
del ‘300, e del ruolo che, divisi in diversi rami familiari, hanno avuto nella storia di Troina e della Sicilia nei
secoli successivi e di come si sono imparentati con l’aristocrazia siciliana. Quintino è figlio di Carlo di Napoli e Maria Alliata, cugina di Topazia Alliata, la mamma di Dacia Maraini. Gli Alliata occupano una posizione rilevante nella nobiltà siciliana. “Il mite zio Quintino”, di cui parla Dacia Maraini nel suo libro “Bagheria”, è Quintino di Napoli. Carlo di Napoli, il papà di Quintino, è il diretto discendente di quel Carlo di Napoli, avvocato, di cui si parla nei libri di storia della Sicilia moderna per aver difeso, nel 1744, la feudalità siciliana contro il governo centrale. Di quest’avvocato Carlo di Napoli, ne parla anche Leonardo Sciascia nel romanzo “Il consiglio d’Egitto”.

Carlo di Napoli

Di tutt’altra pasta doveva essere il Carlo di Napoli, il padre di Quintino. Mi raccontò Quintino che suo padre, grande proprietario terriero di Troina, fu talmente impressionato dalla rivolta contadina del 18 febbraio 1898, duramente repressa nel sangue e con il carcere, che decise cambiare in meglio i contratti con i contadini, adottando una specie di contratto di mezzadria in sostituzione di quelli che favorivano spudoratamente i proprietari terrieri a danno dei contadini poveri. Questa sua decisione gli
procurò l’ostilità degli altri proprietari terrieri che, di cambiare i contratti angarici, delle vere e proprie
angherie sui contadini, non volevano nemmeno sentirne parlare.

Le passioni dei genitori

Il padre di Quintino si interessava di antiquariato ed era un appassionato di maioliche di cui possedeva una collezione. La madre suonava il pianoforte. C’erano anche nonni e zii che avevano, ognuno di essi, passione e competenza in un settore specifico dell’arte. “Io sono cresciuto in un’atmosfera familiare pregna di arte”, diceva Quintino. Della sua spiccata attitudine al disegno, se ne accorge quando era alla scuola elementare, ma non si dedicò subito alla pittura. Finita la guerra, fondò con Francesco Alliata, Pietro Moncada e Renzo Avanzo la società cinematografica “Panaria Film”, che ebbe breve vita. Dopo quest’esperienza cinematografica, riprendeva i rapporti con l’arte figurativa incidendo l’ardesia, realizzando oggetti con la ceramica, di cui non è resta più nulla, dipingendo tele e scolpendo strane sculture di pietre e di marmo intarsiate con frammenti sottili di materie preziose, creando quadri con la sabbia. Soggiornò per molti anni a Parigi dove allestì diverse mostre delle sue opere. Per Quintino, l’opera d’arte è sempre qualcosa di magico. Questo spiega perché nelle sue opere la realtà non è rappresentata così come la si vede.

L’immagine reale è prima spezzettata e poi ricomposta a modo suo per mettere in evidenza le sue possibilità di essere e ciò che l’occhio non riesce a cogliere. C’è una certa somiglianza con il cubismo. Ma Quintino non intendeva imitare i cubisti dai quali si allontanò non appena si accorse delle somiglianze. Tornato da Parigi nel 1976, Quintino di Napoli si dedicò, oltre alla pittura e alla decorazione, anche all’insegnamento di decorazione presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo, città dove si spense nel 1999.