Dimissioni di Cammarata da consigliere provinciale, l’opposizione: “Giochi di partito”

Le dimissioni del sindaco di Piazza Armerina, Nino Cammarata, dal ruolo di consigliere provinciale, a soli nove mesi dall’elezione, accendono il confronto politico in città. A intervenire con una presa di posizione netta sono i consiglieri comunali di opposizione, che definiscono la scelta “politicamente grave” e meritevole di una valutazione senza ambiguità.

L’affondo dei consiglieri

Secondo l’opposizione, l’uscita di scena di Cammarata dal Consiglio provinciale non rappresenta un episodio isolato, ma l’atto finale di un percorso ritenuto incoerente fin dall’inizio. “Riteniamo le dimissioni del sindaco Cammarata l’atto conclusivo di un’operazione politica costruita sulla propaganda e priva di reale sostanza istituzionale”, affermano i consiglieri, sottolineando come la candidatura fosse stata presentata come strategica per garantire una rappresentanza forte del territorio.

Le accuse a Cammarata

La candidatura alla Provincia, spiegano, era stata fortemente voluta e imposta all’interno del partito e della coalizione, con l’obiettivo dichiarato di portare le istanze di Piazza Armerina nei luoghi decisionali. Una scelta che, secondo l’opposizione, avrebbe escluso altre possibili figure di rappresentanza. “Sono state scartate altre ipotesi – dichiarano – privando altri consiglieri di un’opportunità che, se eletti, siamo certi non avrebbero abbandonato”.

Subentra Castelli, presidente del Consiglio di Catenanuova

Con le dimissioni di Cammarata, il seggio in Consiglio provinciale passerà ora a Pino Castelli, come previsto dalla normativa vigente. Un avvicendamento che, tuttavia, non attenua le critiche politiche mosse dall’opposizione, che parla di un uso strumentale delle cariche pubbliche.

“Giochi di partito”

Nel documento diffuso, i consiglieri contestano un modo di fare politica che “svuota i ruoli istituzionali del loro significato, riducendoli a strumenti temporanei di visibilità e posizionamento”. Per l’opposizione non si tratta di un semplice cambio di programma o di un imprevisto, ma della conferma di una linea politica ben precisa. “Non è un incidente di percorso – affermano – bensì la manifestazione di un’impostazione basata sull’incoerenza, sull’assenza di visione e sulla subordinazione dell’interesse collettivo alle convenienze personali e ai giochi interni di partito”.

Nel mirino finisce anche il rapporto tra incarichi istituzionali e responsabilità politiche. “I ruoli pubblici non sono titoli da esibire né tappe da consumare rapidamente”, ribadiscono i consiglieri di opposizione, evidenziando come decisioni di questo tipo producano effetti che vanno oltre il singolo incarico. “Quando vengono trattati in questo modo, il danno è politico, istituzionale e profondamente lesivo della credibilità amministrativa”.