Nessuno Tocchi Caino in visita al carcere di Enna: sovraffollamento oltre il 150 per cento
Enna-Cronaca - 07/03/2026
Nella casa circondariale Luigi Bodenza di Enna il primo segnale d’allarme arriva da una cella annerita dal fumo. È quella dove si trova Bandougou Doucouré, 31 anni, originario del Mali. Il giovane detenuto vive da tempo in isolamento nello stesso locale che aveva incendiato: pareti scure, segni evidenti delle fiamme e una piccola finestra sigillata in alto dalla quale entra appena un filo di luce. Secondo quanto raccontato alla delegazione in visita, il detenuto rifiuta qualsiasi contatto con gli operatori e non si lava se non quando viene costretto.

Nessuno Tocchi Caino e delegazione di avvocati
È una delle immagini più dure emerse durante il sopralluogo effettuato questa mattina dall’associazione Nessuno Tocchi Caino, affiancata da rappresentanti delle Camere penali di Enna e del Movimento forense.
A guidare la delegazione c’erano Sergio D’Elia, segretario dell’associazione, la presidente Rita Bernardini e la tesoriera Elisabetta Zamparutti, insieme agli avvocati Giampiero Cortese, Sinuhue Curcuraci (presidente delle Camere penali di Enna), Eliana Maccarrone (presidente del Movimento forense di Enna), Carmelo Mirisciotti e Daniela Sapone.
Il dato
Il dato che emerge con più forza è quello del sovraffollamento: 216 detenuti a fronte di una capienza effettiva di 146 posti. Formalmente l’istituto potrebbe ospitarne 167, ma 21 posti risultano inutilizzabili, portando il tasso di affollamento a superare il 150 per cento, leggermente oltre la media nazionale.
«Un numero che rende difficilissimo il lavoro quotidiano», osserva Elisabetta Zamparutti, sottolineando come la struttura venga spesso utilizzata per trasferimenti da altri istituti della Sicilia.
L’ispezione
Durante la visita la delegazione ha ispezionato i due principali padiglioni. Nel reparto dei cosiddetti detenuti “comuni”, una costruzione che risale agli anni Trenta, sono state segnalate infiltrazioni d’acqua e segni evidenti di vetustà. Nel padiglione più recente, realizzato circa vent’anni fa e destinato a una settantina di detenuti “protetti”, molti dei quali con reati di natura sessuale, le criticità riguardano invece la progettazione: corridoi ritenuti troppo stretti, che complicano la gestione quotidiana.
Nonostante le difficoltà strutturali, la delegazione ha evidenziato anche la collaborazione tra le diverse componenti dell’istituto: la direzione guidata da Ignazio Santoro, l’area trattamentale coordinata da Maria Elena D’Amore, e il comandante della polizia penitenziaria Carlo Di Blasi Petrantoni, che lavorano insieme a volontari e avvocati.
Organico carente
Il problema più grave resta però quello dell’organico. «A fronte di 97 agenti previsti, ne sono in servizio solo 69», spiega Rita Bernardini, evidenziando come la carenza di personale renda sempre più complicata la gestione del carcere.
Altro elemento critico riguarda la salute mentale dei detenuti: 93 persone presentano problemi psichiatrici o comportamentali, tutte sottoposte a terapia farmacologica. Tra loro, 26 hanno già una diagnosi psichiatrica certificata.
Bodenza struttura di “sfollamento”
Secondo la delegazione, il carcere di Enna viene spesso utilizzato come struttura di “sfollamento” per detenuti provenienti da altri istituti dell’isola, con il risultato di aumentare ulteriormente il disagio per chi è già lontano dal proprio contesto familiare. Anche la posizione geografica non aiuta: raggiungere Enna non è semplice, né per i familiari né per gli operatori.
«Per quanto direttori, educatori e polizia penitenziaria possano fare miracoli – conclude Rita Bernardini – il sovraffollamento produce una catena di violazioni dei diritti fondamentali. Non si può continuare a rispondere con promesse vaghe di nuovi posti detentivi che, nella realtà, non si vedono».