Maxi truffa sui fondi Ue, sequestro da 1,4 milioni: inchiesta partita da Enna, ci sono 10 indagati
Enna-Cronaca - 17/03/2026
È da Enna che prende forma uno dei più rilevanti filoni investigativi recenti in materia di truffe ai danni dell’Unione europea nel settore agricolo. Su disposizione del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale ennese, su richiesta della Procura Europea con sede operativa a Palermo, i Carabinieri del Reparto per la Tutela Agroalimentare di Messina hanno eseguito un sequestro preventivo per oltre 1,4 milioni di euro.
Nel mirino dieci imprenditori agricoli della provincia di Messina, ritenuti responsabili – a vario titolo – di una articolata truffa aggravata finalizzata all’indebita percezione di fondi comunitari. Il provvedimento ha riguardato denaro, disponibilità finanziarie e anche 782 titoli di pagamento agricolo, i cosiddetti “diritti all’aiuto”.
Il cuore del sistema: la truffa sul pascolo
L’indagine, denominata convenzionalmente “Grazing Code 2”, ha fatto emergere un meccanismo tanto semplice quanto efficace. Secondo gli inquirenti, gli allevatori avrebbero dichiarato di aver fatto pascolare il bestiame su terreni esterni alle proprie aziende, al fine di ottenere i contributi previsti dalla Politica Agricola Comune (PAC).
Un passaggio decisivo, però, sarebbe stato volutamente omesso: l’attivazione del “codice pascolo”, elemento obbligatorio per certificare ufficialmente la movimentazione degli animali.
In assenza di questo codice, il sistema dei controlli – soprattutto quelli sanitari e veterinari – non si attiva. Ed è proprio in questa zona grigia che si sarebbe inserita la presunta frode.
I controlli evitati e il ruolo delle autodichiarazioni
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il meccanismo si fondava su autodichiarazioni ritenute false o comunque fuorvianti. Gli indagati avrebbero attestato il pascolamento senza però fornire la prova principale richiesta dalla normativa: la registrazione della movimentazione degli animali nella banca dati nazionale VETINFO.
Se il “codice pascolo” fosse stato attivato, sarebbero scattati automaticamente i controlli da parte dei veterinari dell’Asp, che avrebbero dovuto verificare sul posto la presenza effettiva degli animali.
Un controllo che, sempre secondo l’accusa, non è mai avvenuto proprio perché aggirato a monte. In questo modo, gli indagati avrebbero ottenuto contributi pubblici senza rispettare i requisiti sostanziali previsti dalla normativa europea e nazionale.
Il ruolo di AGEA e i fondi comunitari
Al centro della vicenda ci sono i fondi erogati da AGEA, l’Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura, che gestisce in Italia una parte significativa delle risorse della PAC.
Si tratta di contributi fondamentali per il sostegno al comparto agricolo, ma proprio per questo oggetto di attenzione da parte delle autorità di controllo. La normativa è chiara: i finanziamenti sono subordinati a requisiti precisi, tra cui la dimostrazione concreta dell’attività di pascolamento per un determinato periodo.
In questo caso, secondo l’impianto accusatorio, tali requisiti sarebbero stati solo formalmente dichiarati, ma non realmente rispettati.
Enna al centro delle indagini
Se i fatti contestati riguardano prevalentemente operatori del Messinese, è Enna a svolgere un ruolo centrale nell’azione giudiziaria. Il provvedimento di sequestro è infatti partito dal Tribunale ennese, a conferma della crescente rilevanza del territorio anche nel coordinamento di indagini complesse in materia di reati economici e frodi comunitarie.
L’intervento della Procura Europea rappresenta un ulteriore elemento di rilievo: si tratta di un organismo sovranazionale che agisce proprio per contrastare i reati che ledono gli interessi finanziari dell’Unione.
Un segnale forte al territorio
Il sequestro da oltre 1,4 milioni di euro non è solo un atto giudiziario, ma un segnale preciso. Da un lato, la volontà di interrompere eventuali condotte illecite ancora in corso; dall’altro, il tentativo di recuperare risorse pubbliche sottratte indebitamente.
In un territorio come quello ennese, dove l’agricoltura rappresenta un pilastro economico e sociale, episodi di questo tipo rischiano di alterare le regole del mercato e penalizzare gli imprenditori onesti.