La tragedia sul lavoro, il figlio dell’operaio: “Non caduto dal cestello ma colpito da una gru”

“Non è vero che sia caduto da un cestello, mio padre è stato colpito dal distacco di una parte della gru durante il lavoro”. Lo afferma sui social il figlio di Tony Di Marco – l’operaio di 61 anni, vittima di un drammatico incidente sul lavoro – che smentisce la ricostruzione secondo la quale l’uomo sarebbe caduto da un cestello elevatore in un impianto sportivo di Enna Bassa dove erano in corso degli interventi da parte dell’impresa in cui era impiegato il 61enne. Una precisazione che va oltre il dettaglio tecnico: è una richiesta di verità e di rispetto. La vicenda che ha coinvolto la vittima ha scosso profondamente la comunità ennese, facendo riesplodere il tema della sicurezza nei luoghi di lavoro.

Le morti bianche

Al centro del suo intervento sui social c’è qualcosa di più profondo della precisazione su quanto drammaticamente è accaduto. C’è la richiesta che questa morte, come tutte le morti sul lavoro, non resti sepolta sotto i dettagli di cronaca, ma diventi occasione per tornare a parlare di sicurezza. “Una persona è morta mentre stava lavorando”, scrive il figlio. “Questo non dovrebbe mai succedere”.

Un appello rivolto alle istituzioni, a chiunque abbia il potere e la responsabilità di fare in modo che tragedie simili non si ripetano. Il suo post si chiude con una frase semplice, e per questo ancora più pesante da portare: “Mio padre meritava di tornare a casa.”