Tutela revocata al paladino dell’antimafia ennese, Debole lascia la presidenza dell’antiracket
Leonforte - 17/04/2026
Le dimissioni arrivano improvvise, ma soprattutto cariche di inquietudine. Gaetano Debole lascia la guida dell’associazione antiracket FAI di Leonforte e il ruolo di coordinatore provinciale di Enna dopo la revoca delle misure di sicurezza di cui beneficiava. Una decisione che apre interrogativi e accende i riflettori su un nodo delicato: la tutela di chi denuncia.
La lettera
La lettera, datata 12 aprile 2026, segna una rottura netta. Debole parla di una scelta “maturata con profondo rammarico”, legata a un momento personale difficile, ma soprattutto a condizioni che non gli permettono più di operare “con la necessaria serenità e sicurezza”.
La tutela che non c’è più
Dietro le dimissioni, infatti, c’è un passaggio cruciale: la fine della protezione istituzionale. Una misura che, come lo stesso Debole ricorda, era stata disposta dopo gravi minacce ricevute da soggetti poi arrestati anche grazie alle sue denunce. Un dettaglio che rende ancora più pesante la sua uscita di scena.
Nella lettera emerge chiaramente la sua perplessità. La tutela, sottolinea, è stata revocata proprio nel momento in cui quelle stesse persone sono tornate in libertà. Una coincidenza che l’imprenditore definisce difficile da comprendere e che lascia spazio a un senso di vulnerabilità.
Il Cavaliere della Repubblica
Il passo indietro, quindi, non è solo personale ma assume un valore simbolico. Debole, insignito del titolo di Cavaliere della Repubblica per il suo impegno civile e attuale presidente della Cassa Scuola Edile di Enna, è stato per anni un punto di riferimento nella lotta al racket. La sua uscita rischia di rappresentare un segnale forte per chi, come lui, sceglie di esporsi.
L’impegno nella lotta al racket
Nonostante tutto, nel suo messaggio non c’è alcuna rinuncia ai principi. Debole ribadisce il valore dell’azione della Federazione Antiracket e l’importanza del sostegno a chi è vittima di estorsione e usura. Un impegno che, assicura, continuerà anche fuori da incarichi ufficiali.
Parole di riconoscenza vengono rivolte alla Direzione Distrettuale Antimafia di Caltanissetta e alle forze dell’ordine, “in particolare al Commissariato di polizia di Leonforte e alla Questura di Enna”, per il lavoro svolto e la protezione garantita negli anni. Un ringraziamento che però non attenua il peso della decisione.
Ora si apre una fase di transizione per l’associazione antiracket di Leonforte. Un passaggio delicato, in un territorio dove la pressione della criminalità organizzata continua a mutare forma e intensità.
Resta sullo sfondo una domanda che inquieta: cosa accade quando chi denuncia non si sente più al sicuro? In questa vicenda, la risposta non è solo personale. È un tema che tocca l’intero sistema di contrasto al racket, chiamato a garantire non solo giustizia, ma anche protezione concreta a chi decide di rompere il silenzio.