Revoca scorta a imprenditore, Ance Enna: “Non lasciamo soli chi denuncia”

Dura presa di posizione dell’Ance Enna dopo la decisione di revocare la protezione personale all’imprenditore Gaetano Debole, da anni impegnato nel denunciare pressioni e fenomeni legati alla criminalità. Il presidente Enzo Talio parla di scelta “incomprensibile” e lancia un appello alle istituzioni.

Solidarietà e appello alle istituzioni

Il Consiglio generale dell’associazione dei costruttori ha espresso “piena solidarietà” a Debole, ribadendo la vicinanza a chi si espone contro una piaga che colpisce l’economia siciliana.

“Non lasciamo mai solo chi denuncia – afferma Talio –. Nonostante il lavoro di forze dell’ordine e magistratura, non si può abbandonare chi si è esposto senza esitazioni”.

L’Ance si rivolge al nuovo prefetto chiedendo di rivedere la decisione e garantire le necessarie condizioni di sicurezza.

“Saremo scorta civica”

L’associazione sottolinea come le imprese si trovino a sostenere rischi e oneri che dovrebbero ricadere interamente sullo Stato.

“Di fronte a queste situazioni – aggiunge Talio – non possiamo che indignarci. A Debole diciamo che non è solo: saremo la sua scorta civica, pronti a difendere il lavoro e chi lo produce”.

Nel mirino anche le disparità tra grandi gruppi e piccole e medie imprese sul fronte della sicurezza e dei costi per la legalità.

Costi della legalità e richiesta di cambio di rotta

Secondo Ance Enna, la lotta alla mafia non può gravare solo sulle imprese, soprattutto su quelle di dimensioni minori.

“Se lo Stato chiede impegno anche su questi fronti – evidenzia Talio – deve riconoscere gli stessi ristori previsti per le grandi opere e garantire pari tutele”.

Da qui la richiesta di una presenza più concreta delle istituzioni e di un cambio di passo nel contrasto alla criminalità, per consentire alle imprese di operare in sicurezza e concentrarsi sulla produzione di lavoro e sviluppo.