Carburanti alle stelle e guerra in Medio Oriente: effetti su economia e famiglie
√i√i - 20/04/2026
L’effetto più appariscente ed immediato della guerra scatenata dagli Usa di Trump e Israele di Netanyahu contro l’Iran è l’aumento dei carburanti alla pompa. Il prezzo del gasolio è arrivato in poco tempo a 2 euro e 40 centesimi. Non è una cosa da poco questo aumento del prezzo di gasolio e benzina per gli abitanti di un piccolo paese come Troina, che devono spostarsi giornalmente verso i grandi centri urbani per ragioni di lavoro.
L’impatto sui territori locali
A che cosa andremo incontro, se non si ferma questa guerra, ce lo spiegano bene il Fondo Monetario Internazionale (FMI) e la Confcommercio nazionale. Nel suo rapporto semestrale sulle prospettive dell’economia mondiale (World Economic Outlook), l’FMI prevede per l’Italia una crescita dello 0,5 per il 2026 e 2027. Vale a dire una crescita zero. Prevede inoltre un’accelerazione dell’inflazione ed un aumento del costo della vita.
Le previsioni economiche globali
Avverte inoltre che l’aumento del prezzo dei carburanti e dei fertilizzanti ha conseguenze dirette negative sulla sicurezza alimentare e sull’occupazione. “Quello che sta accadendo nel Golfo è potenzialmente più grande dei rischi legati ai dazi americani”, leggiamo nel rapporto dell’FMI. Leggiamo altre cose inquietanti in questo rapporto. Ci spiega che ci troviamo di fronte a questo dilemma economico allarmante: armi o welfare?
Il peso su welfare e società
La spesa per la difesa cresce a discapito di sanità ed istruzione, con la spesa sociale che cala in termini reali. A pagare il conto della spesa nella difesa sono il debito pubblico, lo sviluppo sociale, le giovani generazioni, le classi popolari e il ceto medio. Sulla stessa lunghezza d’onda dell’FMI troviamo la Confcommercio nazionale, che ha fatto i conti con la guerra in Medio Oriente e il suo carico di morte e disperazione nel suo recente 25° Forum.
Il rischio indifferenza
Secondo Confcommercio, per le famiglie italiane la perdita, in termini di potere d’acquisto e consumi reali, potrebbe avvicinarsi a 963 euro in due anni. Sempre secondo Confcommercio, le tensioni internazionali aggravano i nostri problemi. C’è bisogno di una forte capacità di reazione per scongiurare il pericolo con il quale potremmo ritrovarci alle prese con un decennio di stagnazione, con effetti negativi e duraturi su crescita, occupazione e coesione sociale.
Di fronte a questo rischio non si può restare indifferenti, non ci si può mettere il cuore in pace per aver fatto qualche manifestazione contro la guerra, come una sparuta assemblea studentesca o l’approvazione di un ordine del giorno in consiglio comunale. Se questo rischio accade, è colpa degli indifferenti perché – come scrisse Antonio Gramsci sul numero 1 dell’11 febbraio 1917 de “La Città futura” – “il male che si abbatte su tutti… non è tanto dovuto all’iniziativa di pochi, quanto all’indifferenza, all’assenteismo di molti… perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare leggi che poi solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare”.