La rivolta nel carcere, cause: celle a 40 gradi, sovraffollamento e carenza di agenti

La rivolta scoppiata ieri nel carcere di Enna, poi rientrata dopo l’intervento delle forze dell’ordine, torna al centro del dibattito grazie alla lettura che ne dà il sindacato di categoria. Per Aldo Di Giacomo, Segretario Generale della F.S.A. C.N.P.P./S.PP. (Polizia Penitenziaria), il pretesto scatenante, l’impossibilità per i detenuti di contattare telefonicamente le famiglie, dovuta a un fulmine che avrebbe danneggiato le centraline, nasconderebbe cause strutturali ben più profonde.

I danni

Secondo il sindacalista, la protesta ha causato danni stimati in almeno 200mila euro, che ricadranno sui contribuenti. Ma il nodo, per Di Giacomo, è un altro: il sovraffollamento cronico degli istituti penitenziari, il sottodimensionamento degli organici e le carenze infrastrutturali, aggravate in queste settimane dal caldo estivo, con temperature che nelle celle supererebbero i 40 gradi.

La situazione nel Bodenza

I numeri forniti dal sindacato, e riferiti al Ministero della Giustizia, fotografano la situazione dell’istituto ennese: al 31 maggio 2026 erano presenti 214 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 167 posti, con un tasso di affollamento del 128%. Un dato che replica, su scala locale, l’emergenza nazionale: nello stesso giorno le carceri italiane ospitavano complessivamente 64.741 persone.Di Giacomo richiama anche i fondi del Piano Nazionale Complementare destinati all’edilizia carceraria, non previsti invece dal Pnrr: uno stanziamento iniziale di 132,9 milioni di euro, poi ridotto a 107,6 milioni (70,89 per i padiglioni destinati agli adulti, 36,68 per le strutture della giustizia minorile), di cui, sempre secondo il sindacato, risultavano effettivamente erogati circa 43 milioni alla fine del 2025.

Un’estate difficile

Il segretario generale allarga poi lo sguardo alla stagione estiva ormai iniziata, definendola potenzialmente “la più problematica di sempre” per il sistema penitenziario italiano, citando un incremento delle aggressioni al personale del 700%, il moltiplicarsi di violenze e rivolte, un aumento dei suicidi (31, a cui si aggiungerebbero 77 decessi per altre cause) e la crescita dei sequestri di stupefacenti (+200%) e telefoni cellulari (+180%).Di Giacomo punta il dito sul Governo e sull’Amministrazione Penitenziaria, ricordando i ricorsi pendenti dinanzi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per presunte violazioni della Convenzione, e denuncia infine le condizioni di lavoro del personale, costretto in alcuni casi a turni di 12 ore.