Il filo rosso-verde-crociato nell’ex Provincia: ecco la mappa dell’inciucio in salsa ennese

In politica si usano tante espressioni per definire un accordo super trasversale. Tra i più noti c’è inciucio, termine introdotto da Massimo D’Alema e rilanciato dal giornalista di Repubblica, Mino Fuccillo, ma se ne sono aggiunti altri, alcuni meno nobili, altri più suggestivi come Grande coalizione, mutuata dai tedeschi, o l’italianissima Governo delle larghe intese.

L’ingresso della Dc e della Lega nel Governo del Pd

A Enna questo trasversalismo ha un nome e, sempre più, un regista preciso. L’ultima tappa è la decisione del presidente del Libero Consorzio, Piero Capizzi, esponente di punta del Pd, di allargare la sua squadra a due esponenti del Centrodestra, almeno presunto tale: Antonio Pagliazzo per la Democrazia Cristiana e Giuseppe Castello per la Lega di Salvini.

“Una collaborazione – assicura Capizzi – già sperimentata con i quattro Consiglieri delegati, Domenico Scavuzzo, Antonio Di Naso, Salvatore Cappa e Giovanni Gentile, si è rivelata particolarmente utile per il lavoro dell’amministrazione e ho ritenuto di confermarla, potenziarla ed estenderla ad altri due Consiglieri. Entrambi della zona nord sapranno rappresentare le istanze delle comunità, proponendo soluzioni alle tante esigenze dei territori. Un gruppo di lavoro che rema in un’unica direzione: migliorare i servizi e intervenire sulle tante criticità”.

L’apertura al Centrodestra

Ma è proprio qui che il ragionamento di Capizzi va scomposto. I quattro consiglieri delegati citati come precedente virtuoso sono, in realtà, tutti di nomina Pd: la “collaborazione già sperimentata” era quindi un esercizio interno al proprio partito, non un test di trasversalismo. Il vero salto politico, semmai, è proprio quello compiuto ora con Pagliazzo e Castello: la prima vera apertura strutturata al Centrodestra.

La linea di Crisafulli

Un modus operandi, quello del dem Capizzi, sostanzialmente in linea con quello del sindaco di Enna, Mirello Crisafulli, eletto a furor di popolo alle amministrative del 25 maggio, che ha disintegrato la coalizione avversaria anche grazie al supporto di pezzi del Centrodestra. La vicepresidenza del Consiglio comunale è andata a Rosario Vasapollo, alfiere della Lega, candidatosi nello schieramento di Crisafulli ma fino a pochi mesi prima nella giunta del sindaco Maurizio Dipietro: non l’unico ex assessore dipietrista rimasto sensibile al fascino politico del Barone Rosso, il cui colore appare oggi multicolore. E poi c’è la Dc di Pagliazzo: il partito dello Scudo crociato, al termine delle elezioni del Libero Consorzio, era stato accusato da pezzi del Centrodestra di aver tirato la volata a Capizzi — non a caso Ismaela La Vardera aveva contestato, a proposito delle elezioni di Enna, la scelta di Crisafulli di aprire le porte a Dc e Lega.

C’è insomma un filo rosso-verde-crociato che lega la politica ennese. E nel mosaico va inserito un altro tassello, meno visibile ma non meno significativo: la revoca della liquidazione dell’Ente Autodromo di Pergusa e l’ingresso nel Cda di Livio Cardaci, vicinissimo a Forza Italia. Anche in questo caso il nome è stato speso direttamente da Piero Capizzi: un’ulteriore casella dello stesso disegno, che allarga l’intesa trasversale dal Libero Consorzio a un ente strategico per il territorio, coinvolgendo un altro pezzo di Centrodestra. Ed a proposito di Forza Italia, in tanti ricordano il sostegno a Crisafulli dell’ex deputato regionale azzurro, Ugo Grimaldi.

Lo scenario

Un’intesa politica legittima ma assolutamente trasversale, il cui regista sembra essere il sindaco di Enna, che si è preso totalmente la scena nell’Ennese. Del resto, nelle ore successive al suo successo elettorale, Crisafulli ha già fissato un altro obiettivo: le elezioni regionali. E alcuni vecchi amici gli hanno subito reso omaggio, tra cui l’ex presidente dell’Ars Gianfranco Micciché, uno dei fondatori di Grande Sicilia, e Cateno De Luca.

Inciucio, grande coalizione o larghe intese? A Enna, forse, serve un termine nuovo: qui il trasversalismo non è l’eccezione che conferma la regola, ma sembra essere diventato il metodo di governo.