L’omicidio Di Dio, sit in della famiglia nei pressi del Tribunale: “Si faccia giustizia”

Un presidio nei pressi del Tribunale di Enna per chiedere «giustizia piena» per Giuseppe Di Dio, il sedicenne di Capizzi ucciso a colpi di pistola la sera del primo novembre scorso.

I cartelli

Familiari, amici e cittadini si sono radunati questa mattina con striscioni e cartelli — tra cui uno con la scritta “Giustizia per Giuseppe Di Dio, vittima innocente” — nelle ore precedenti in cui il gup sarà chiamato a decidere sulla richiesta di rito abbreviato avanzata dalla difesa dei tre imputati, tutti accusati in concorso di omicidio volontario

Cosa è accaduto

La mobilitazione arriva dopo che, lo scorso 29 aprile, la richiesta di giudizio immediato ha portato a una rimodulazione del capo d’imputazione a carico di Giacomo, Mario e Antonino Frasconà: sono state escluse le aggravanti dei futili motivi, della premeditazione e della strage, inizialmente confermate sia dal gip che dal Tribunale del Riesame.

Gli imputati possono evitare l’ergastolo

Una modifica che fa decadere la prospettiva dell’ergastolo e apre la strada al rito abbreviato.La famiglia della vittima, assistita dagli avvocati Nino Grippaldi e Giovanni Palermo, ha presentato una memoria al gup Giuseppe Noto, al pm Salvatore Interlandi e alla Procura generale di Caltanissetta per contestare la rimodulazione dell’accusa. Anche il Comune di Capizzi si è schierato al fianco della famiglia, deliberando la costituzione di parte civile con l’avvocato Salvatore Timpanaro.

Le iniziative parlamentari

Il caso ha raggiunto anche il Parlamento nazionale, con due interrogazioni presentate dalle deputate Stefania Marino (Pd) e Simona Loizzo (Lega), che chiedono al ministro della Giustizia verifiche ispettive sulla regolarità della modifica del quadro accusatorio.