Sanità siciliana, Cimest e Conf Salute: «il sistema è al collasso»

«Il sistema è al collasso. Basta con programmazione sbagliata, budget storici e paradossi nella distribuzione delle risorse. Serve un organismo regionale terzo e indipendente per controllo e valutazione di pubblico e privato accreditato. Al nuovo Assessore Marcello Caruso chiediamo di non cedere alle pressioni per un’applicazione affrettata di criteri che rischiano di premiare ancora una volta chi è meno performante e penalizzare chi garantisce qualità, appropriatezza e capacità erogativa» 

CIMEST – Coordinamento Intersindacale della Medicina Specialistica Territoriale e Conf Salute Sicilia denunciano con estrema fermezza la gravissima crisi strutturale del Servizio Sanitario Regionale siciliano. 

Non siamo più davanti a singole criticità, ma alle conseguenze di anni di programmazione insufficiente, fabbisogni non correttamente determinati, distribuzione delle risorse non adeguatamente correlata alle prestazioni LEA effettivamente necessarie ed erogate e mancata integrazione tra ospedale e territorio. 

Il risultato è sotto gli occhi dei cittadini: Pronto Soccorso sovraccarichi, reparti ospedalieri in sofferenza, territorio frammentato, prevenzione insufficiente, liste d’attesa estenuanti e migliaia di siciliani costretti a rivolgersi ad altre Regioni per ottenere cure in tempi accettabili. 

E mentre il cittadino parte, la Sicilia paga, perché la mobilità sanitaria passiva determina il trasferimento verso altre Regioni di risorse che potrebbero contribuire a rafforzare l’offerta sanitaria siciliana. 

IL VERO PROBLEMA È A MONTE: IL FABBISOGNO DEVE NASCERE DAI BISOGNI DEI CITTADINI 

Non può esistere una seria programmazione sanitaria se prima non viene determinato il reale fabbisogno di prestazioni LEA della popolazione siciliana, distinto per territorio e branca specialistica. 

Continuare a utilizzare modelli prevalentemente matematici costruiti sull’erogato e sulla spesa storica rischia di perpetuare gli errori del passato. 

Se ieri una determinata branca era sottofinanziata e oggi si utilizza quel dato storico per stabilire quanto dovrà ricevere domani, il sottofinanziamento diventa strutturale. 

La sequenza corretta deve essere una sola: 

bisogno di salute → fabbisogno reale di prestazioni LEA → capacità erogativa → programmazione → risorse. 

Non il contrario. 

Le liste d’attesa non sono quindi soltanto un’emergenza da finanziare successivamente: sono anche il prodotto di una programmazione incapace di mettere preventivamente in relazione domanda sanitaria, offerta disponibile e risorse. 


IL PARADOSSO: PIÙ RISORSE A CHI EROGA MENO, MENO RISORSE A CHI EROGA DI PIÙ 

CIMEST e Conf Salute Sicilia chiedono che venga finalmente effettuata una operazione verità sui flussi delle prestazioni LEA. 

Occorre mettere a confronto, con dati ufficiali e verificabili, le prestazioni erogate dalle strutture pubbliche con quelle prodotte dalle strutture private istituzionalmente accreditate e rapportarle alle rispettive risorse. 

Se l’esame dei flussi confermerà che una componente del sistema eroga una quota proporzionalmente maggiore di prestazioni ricevendo una quota inferiore delle risorse, la Regione avrà il dovere politico e amministrativo di spiegare questo paradosso e correggerlo. 

Non chiediamo privilegi per nessuno. 

Chiediamo che ogni euro destinato alla sanità venga utilizzato dove produce realmente LEA, qualità, appropriatezza, tempestività delle cure ed efficienza. 


ACCREDITAMENTO ISTITUZIONALE: NON PUÒ ESISTERE UNA LEGGE PER IL PRIVATO E UNA DEROGA PERMANENTE PER IL PUBBLICO 

L’accreditamento istituzionale deve rappresentare una garanzia per il cittadino. 

Requisiti strutturali, organizzativi, tecnologici e di personale non possono essere considerati essenziali quando viene valutato il privato accreditato e diventare, nella pratica, più facilmente derogabili quando le criticità riguardano strutture pubbliche. 

Il privato accreditato che perde i requisiti rischia di perdere l’accreditamento. 

Per questo chiediamo una domanda semplice: perché ciò che costituisce requisito indispensabile per un erogatore dovrebbe essere diversamente valutato per un altro erogatore appartenente allo stesso sistema sanitario? 

La qualità non può cambiare definizione a seconda della natura giuridica della struttura. 


LA GRANDE ANOMALIA: CHI EROGA È ANCHE PROGRAMMATORE, CONTROLLA E PAGA 

Esiste poi una questione ancora più profonda che la politica siciliana deve avere il coraggio di affrontare. 

Nell’attuale organizzazione sanitaria si determina una concentrazione di funzioni pubbliche che può generare una strutturale asimmetria del sistema. 

Il sistema pubblico è contemporaneamente programmatore dell’offerta sanitaria, erogatore diretto di prestazioni, soggetto che esercita funzioni di controllo, soggetto che concorre all’allocazione delle risorse e soggetto pagatore delle prestazioni rese dagli erogatori contrattualizzati. 

In altre parole, il soggetto pubblico è chiamato a programmare e controllare un sistema nel quale è contemporaneamente uno dei principali erogatori. 

È una concentrazione di ruoli che merita di essere superata attraverso una più netta separazione tra programmazione, erogazione e controllo. 


LA PROPOSTA: UN’AGENZIA REGIONALE TERZA PER IL CONTROLLO DELLA QUALITÀ 

CIMEST e Conf Salute Sicilia propongono pertanto di valutare, anche prendendo a riferimento modelli organizzativi adottati in altre realtà regionali, la costituzione di una Agenzia regionale dotata di autonomia tecnica e funzionale, alla quale affidare funzioni di verifica, valutazione e controllo degli erogatori del Servizio Sanitario Regionale. 

Un organismo che controlli con identici parametri il pubblico e il privato istituzionalmente accreditato. 

Stessi requisiti. Stessi indicatori. Stessi controlli. Stessi criteri di qualità e appropriatezza. Stessa trasparenza. 

L’obiettivo non deve essere creare un ulteriore centro burocratico, ma esattamente il contrario: separare il controllore dal controllato e garantire al cittadino che chi valuta qualità, appropriatezza e performance lo faccia secondo criteri uniformi, trasparenti e verificabili. 

La Regione deve programmare e governare il sistema, ma il controllo tecnico sulla qualità degli erogatori deve offrire garanzie di terzietà e uniformità. 


BUDGET STORICO: SUPERARLO DAVVERO, NON SOSTITUIRLO CON UN ALTRO PARADOSSO 

CIMEST e Conf Salute Sicilia ribadiscono inoltre la necessità di superare progressivamente la cristallizzazione del budget storico, coerentemente con i principi di concorrenza, qualità e apertura del sistema richiamati dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato – AGCM e dalla giurisprudenza in materia. 

Ma superare il budget storico non significa inventare formule matematiche che producano effetti ancora più irragionevoli. 

Ed è precisamente questo uno dei punti sui quali contestiamo con maggiore fermezza il sistema introdotto durante la precedente gestione dell’Assessorato regionale della Salute. 


IL PARADOSSO DEL DECRETO FARAONI: I CRITERI DI “QUALITÀ” NON POSSONO PREMIARE LE STRUTTURE MENO PERFORMANTI 

Il precedente sistema ha dichiarato di voler valorizzare qualità e appropriatezza. 

Ma un criterio di qualità deve premiare chi possiede e dimostra qualità. 

Non può accadere che attraverso coefficienti, formule e meccanismi matematici il risultato finale determini un vantaggio per strutture con performance inferiori e una penalizzazione economica per strutture maggiormente organizzate, tecnologicamente attrezzate, dotate di personale e capaci di assicurare maggiori volumi di prestazioni appropriate. 

Questo sarebbe un autentico capovolgimento del principio. 

Se chi raggiunge un punteggio qualitativo migliore viene penalizzato e chi ottiene un risultato inferiore viene economicamente favorito, non siamo davanti a un criterio di qualità: siamo davanti a un meccanismo che deve essere corretto. 

Le strutture virtuose non chiedono privilegi. Chiedono semplicemente di non essere punite perché sono virtuose. 


AL NUOVO ASSESSORE MARCELLO CARUSO: NON SI LASCI CONDIZIONARE DALLA CORSA ALL’APPLICAZIONE DEL DECRETO 

È proprio per questo che CIMEST e Conf Salute Sicilia rivolgono un appello politico e istituzionale al nuovo Assessore regionale alla Salute, Marcello Caruso. 

Assessore, non si lasci condizionare dalla richiesta di applicare precipitosamente un sistema che presenta criticità sostanziali ancora irrisolte. 

Chi sollecita l’immediata applicazione del precedente meccanismo può avere interesse a conservarne gli effetti favorevoli. 

Ma l’interesse di una categoria o di una singola componente del sistema non può prevalere sull’interesse generale alla corretta distribuzione delle risorse pubbliche. 

Non chiediamo all’Assessore di favorire qualcuno. Gli chiediamo esattamente il contrario: non favorisca nessuno. 

Applichi criteri realmente oggettivi. Faccia verificare i dati. Confronti qualità, appropriatezza, capacità erogativa e prestazioni LEA effettivamente prodotte. E soltanto dopo distribuisca le risorse. 


SE IL DECRETO DEVE ESSERE MODIFICATO PER IL 2027, PERCHÉ CONSERVARNE LE DISTORSIONI NEL 2026? 

La prevista ridefinizione della durata della programmazione, passando da una prospettiva biennale a una annuale, rappresenta già il riconoscimento della necessità di evitare che eventuali criticità dell’attuale sistema vengano automaticamente trascinate anche nell’anno successivo. 

Ma proprio per questo poniamo una questione ancora più semplice: 

se esiste la consapevolezza che il sistema debba essere corretto per evitare di reiterarne gli effetti nel 2027, perché consentire che le medesime distorsioni producano integralmente i propri effetti nel 2026? 

Una penalizzazione ingiusta non diventa accettabile perché dura dodici mesi invece di ventiquattro. 


«ASSESSORE CARUSO, CORREGGA ADESSO CIÒ CHE PUÒ ESSERE CORRETTO» 

CIMEST e Conf Salute Sicilia riconoscono al nuovo Assessore Marcello Caruso la possibilità di aprire una fase diversa. 

Proprio per questo gli rivolgiamo una richiesta chiara. 

Assessore Caruso, utilizzi la Sua autonomia politica e amministrativa. 

Non erediti passivamente un meccanismo soltanto perché è stato costruito dalla precedente gestione. 

Verifichi gli effetti concreti delle formule adottate. 

Se i dati dimostrano che strutture maggiormente performanti vengono penalizzate a vantaggio di strutture con indicatori inferiori, intervenga prima che il danno venga consolidato. 

Correggere un provvedimento quando emergono effetti distorsivi non significa indebolire l’Amministrazione. Significa esercitare responsabilmente il potere di governo. 


CIMEST E CONF SALUTE CHIEDONO UNA SVOLTA 

La Sicilia non ha bisogno dell’ennesima guerra tra pubblico e privato. 

Ha bisogno di una sanità unica al servizio del cittadino, nella quale pubblico e privato istituzionalmente accreditato vengano valutati sulla base di regole uniformi e nella quale le risorse seguano il fabbisogno, la qualità, l’appropriatezza e la capacità di garantire concretamente i LEA. 

Chiediamo quindi un fabbisogno sanitario reale e territorialmente documentato; il superamento effettivo del budget storico; criteri di qualità che premino realmente la qualità; una distribuzione delle risorse coerente con i LEA necessari ed effettivamente erogati; controlli uniformi sul pubblico e sul privato accreditato; una netta separazione tra funzioni di erogazione e controllo; la valutazione di un’Agenzia regionale autonoma di controllo; la correzione immediata delle distorsioni del precedente sistema di attribuzione dei budget. 

E chiediamo soprattutto trasparenza sui numeri. 

Rendiamo pubblici i flussi delle prestazioni. Rendiamo pubbliche le risorse assegnate. Rendiamo pubblici i criteri e i punteggi. Rendiamo pubblica la capacità produttiva delle strutture. Rendiamo pubblici i risultati. 

Poi saranno i numeri a dire chi eroga, chi garantisce qualità, chi utilizza efficientemente le risorse e dove si annidano le inefficienze. 


LA CONCLUSIONE È SEMPLICE 

Non chiediamo più soldi per qualcuno. Chiediamo che i soldi della sanità seguano il diritto alla salute dei siciliani. 

Non chiediamo privilegi per il privato accreditato. Chiediamo regole uguali. 

Non chiediamo di indebolire il pubblico. Chiediamo un pubblico forte, efficiente e sottoposto agli stessi rigorosi parametri di qualità che pretende dagli altri erogatori. 

Non chiediamo di conservare il budget storico. Chiediamo di superarlo senza trasformare il criterio della qualità nel paradosso di premiare chi è meno performante. 

E al nuovo Assessore regionale alla Salute diciamo: 

Assessore Caruso, abbia il coraggio di cambiare ciò che non funziona. Non consenta che gli errori del passato diventino i diritti acquisiti del futuro. 

La sanità siciliana non ha più tempo da perdere. 

Prima vengono i cittadini,il loro bisogno di salute e la qualità delle cure. E soltanto dopo vengono formule, coefficienti e budget. 

Questa è la programmazione sanitaria che CIMEST e Conf Salute Healthcare Sicilia chiedono per la Sicilia. 


CIMEST Coordinamento Intersindacale della Medicina Specialistica Territoriale Presidente – Dott. Salvatore Calvaruso 

CONF SALUTE HEALTHCARE SICILIA Presidente regionale – Dott. Luigi Marano