Carcere di Enna, la Uil Pa denuncia: “Mancano 60 agenti e la situazione è ormai insostenibile”

«La situazione alla Casa circondariale di Enna è ormai divenuta insostenibile». È la denuncia della Segreteria provinciale della Uil Pa Polizia Penitenziaria, che lancia l’allarme sulle condizioni operative del personale e sulla gestione dell’istituto, indicando come emergenze la carenza di almeno 60 agenti, il sovraffollamento, le criticità strutturali e la recente escalation di violenza.

Carenza di organico e criticità strutturali

La prima e più grave emergenza riguarda la carenza di organico, stimata in almeno 60 unità di Polizia Penitenziaria. Tale deficit compromette gravemente la possibilità di garantire i servizi istituzionali, la vigilanza, la sicurezza e il mantenimento dell’ordine interno, esponendo il personale a carichi di lavoro insostenibili e a rischi crescenti.

A ciò si aggiunge la condizione della struttura penitenziaria, ormai vetusta e priva dei necessari presìdi di sicurezza. L’istituto presenta evidenti criticità strutturali che incidono negativamente sia sulle condizioni lavorative del personale sia sulla dignità della detenzione.

Il grave fenomeno del sovraffollamento determina la presenza di cameroni che ospitano da 6 a 8 detenuti, costretti a condividere un unico servizio igienico e spazi estremamente ridotti. Una condizione che alimenta tensioni, conflittualità e situazioni di forte disagio.

Rivolta, aggressioni e sicurezza del personale

Particolarmente allarmante è la situazione delle postazioni di servizio del personale di Polizia Penitenziaria all’interno delle sezioni detentive. Le guardiole risultano anguste, prive di adeguate misure di sicurezza e soprattutto senza vie di fuga. In caso di disordini o rivolte, come quella verificatasi nei giorni scorsi, gli agenti rischiano concretamente di rimanere intrappolati, esponendosi a gravi pericoli per la propria incolumità.

Nei giorni scorsi, infatti, il personale è stato chiamato a fronteggiare una violenta rivolta all’interno dell’istituto, sedata con momenti di tensione altissima. Dopo aver assicurato l’ordine e la sicurezza si contano i danni agli impianti di videosorveglianza, alle reti elettriche, alle suppellettili delle camere detentive e ai presìdi di sicurezza. Tutto ciò conferma la gravità della situazione e la fragilità del sistema di gestione interna.

A distanza di pochi giorni da tale episodio, si è verificata una grave aggressione ai danni di un’unità di Polizia Penitenziaria, che ha reso necessario il ricorso alle cure del pronto soccorso. Un fatto che evidenzia ulteriormente l’escalation di violenza e il crescente rischio cui è esposto quotidianamente il personale.

Riposi, ferie e senso di abbandono

Il clima di tensione, unito alla carenza di personale e alle condizioni strutturali inadeguate, determina un significativo aumento del rischio di aggressioni nei confronti degli operatori, chiamati a garantire ordine e sicurezza con mezzi insufficienti e in un contesto sempre più complesso e pericoloso.

Si evidenzia inoltre una condizione ormai non più tollerabile relativa alla gestione del lavoro del personale di Polizia Penitenziaria: non vengono garantiti in modo sistematico i riposi dopo il servizio notturno, fondamentali per il recupero psicofisico e per una adeguata rigenerazione della persona. A ciò si aggiunge la grave problematica della mancata fruizione delle ferie, che quando concesse risultano spesso vanificate dalla necessità di rientri in servizio per coprire turnazioni scoperte, con pesanti ripercussioni sulla vita privata e sulla serenità personale e familiare degli operatori.

Il personale di Polizia Penitenziaria esprime un profondo senso di abbandono istituzionale.

L’appello al Ministero della Giustizia

La Segreteria Provinciale UIL PA Polizia Penitenziaria rinnova pertanto un appello urgente al Ministero della Giustizia e al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, affinché vengano adottati interventi immediati e concreti: potenziamento dell’organico con almeno 60 unità aggiuntive, ammodernamento della struttura (come previsto nei progetti di ristrutturazione già approvati e finanziati, ma non ancora avviati), rafforzamento dei sistemi di sicurezza e pieno rispetto dei diritti contrattuali del personale, con particolare riferimento a riposi e ferie.