Morte di Giadone, Paternò rompe il silenzio e fornisce gli atti sull’incidente stradale

La vicenda giudiziaria sulla morte di Gabriele Giadone torna al centro del confronto pubblico. A intervenire è Giuseppe Paternò, indagato per omicidio stradale nell’inchiesta sull’incidente del 10 maggio del 2025 nel quale perse la vita il giovane, che affida a una nota la propria posizione dopo la fiaccolata organizzata a Barrafranca nel giorno in cui Gabriele avrebbe compiuto sedici anni.

Paternò – che attraverso il suo legale ha presentato una richiesta di patteggiamento in discussione il 27 ottobre davati al gip del Tribunale di Enna – contesta quella che considera una rappresentazione mediatica della vicenda e richiama gli elementi contenuti nelle consulenze disposte dalla Procura della Repubblica di Enna.

La velocità

Il primo punto della nota riguarda la velocità del ciclomotore. Paternò richiama le consulenze richieste dalla Procura e sostiene che dagli accertamenti sarebbe emerso un dato di 78 chilometri orari.

“In merito a tale sinistro è chiara l’enorme responsabilità del centauro perché viaggiava ad una velocita di 78kmh, ben oltre i limiti consentiti dal codice della strada. Tale dinamica è stata accertata dalle consulenze richieste dalla procura della Repubblica di Enna.”

Secondo Paternò, quel dato assume un peso centrale nella ricostruzione dell’incidente e nella valutazione della condotta di guida del giovane.

Il ciclomotore

La nota si concentra quindi sulle caratteristiche tecniche del mezzo. Paternò sostiene che il ciclomotore fosse stato modificato, indicando una cilindrata di 75cc, e richiama anche la questione della revisione.

“E’ pacifico che Il giovane viaggiava su uno motociclo maggiorato e super truccato con una cilindrata di 75cc, peraltro non conforme e senza aver ottenuto la revisione obbligatoria scaduta da ben 12 anni.”

Anche questo elemento viene collegato dall’indagato alla velocità raggiunta dal ciclomotore prima dell’impatto.

La dinamica

Nella propria ricostruzione, Paternò attribuisce alla condotta di guida del giovane un ruolo che definisce prevalente nella causazione dell’incidente e sostiene che una velocità inferiore avrebbe potuto consentire una diversa manovra.

“La condotta di guida tenuta dal povero Gabriele, nel caso specifico, ha certamente avuto un prevalente nesso di casualità con il sinistro in questione, atteso che, se il minore avesse viaggiato alla velocità massima consentita, l’impatto si sarebbe potuto evitare attuando una adeguata manovra di frenatura.”

La consulenza

Paternò richiama quindi espressamente la consulenza dell’ingegnere Vitellaro, nominato dalla Procura della Repubblica di Enna, indicando la pagina 26 dell’elaborato.

“Anche la maggiorazione della cilindrata apportata al ciclomotore Piaggio ha contribuito alla verificazione del sinistro, consentendo al centauro di raggiungere una velocità di marcia cosi elevata (cfr. pagina 26 consulenza ingegnere Vitellaro nominato dalla Procura).”

La manovra

Una parte della nota è dedicata anche alla condotta dello stesso Paternò. L’indagato richiama il rilievo contenuto nella consulenza in relazione all’articolo 154 del Codice della strada e ne fornisce la propria spiegazione.

“Il predetto consulente per ultimo e solo marginalmente, ha ravvisato nel mio comportamento la violazione dell’art 154 comma 3/b del C.d.S. per avere imboccato il viale S. Ritrovato in contromano perché uscivo da una strada chiusa e senza sbocco dove non poteva essere fatta alcuna manovra.”

Il nesso

Paternò contesta inoltre che la violazione indicata dal consulente consenta di stabilire che una diversa condotta avrebbe evitato l’incidente. È su questo passaggio che individua una contraddizione nella ricostruzione tecnica.

“Tale ultima considerazione appare contraddittoria, in quanto lo stesso consulente ha sostenuto che non vi è alcuna certezza che una manovra alternativa avrebbe evitato l’impatto.”

La questione del rapporto tra la condotta contestata a Paternò e la possibilità concreta di evitare l’impatto resta, quindi, nell’ambito degli elementi che dovranno essere valutati nel procedimento.

L’esposizione mediatica

Nella parte successiva della nota, Paternò prende posizione sull’attenzione mediatica riservata alla vicenda. L’indagato sostiene che, nonostante l’assenza di un accertamento definitivo di responsabilità, il caso avrebbe assunto una forte dimensione pubblica.

“Nonostante non ci sia un accertamento di responsabilità e risulta comprovata un prevalente concorso di colpa del minore a tutt’oggi il sinistro ha avuto un forte impatto mediatico alimentato dai coniugi Giadone.”

Le denunce

L’ultimo passaggio riguarda i genitori di Gabriele. Paternò riferisce di avere presentato nei loro confronti una denuncia per i reati indicati nella nota e afferma che sarebbe pendente un procedimento presso la Procura della Repubblica di Enna.

“Per ultimo mi preme precisare e comunicare che i signori Giadone Angelo e Baiunco Lucia, genitori di Gabriele, sono stati denunciati dall’esponente per i reati di diffamazione aggravata e stalking, e pertanto è pendente presso la procura della repubblica presso il tribunale di Enna un procedimento penale nei loro confronti con contestuale sequestro di un cellulare.”