Morte di Gabriele, parla la madre: “Mio figlio è stato ucciso, non è stato il destino”

«Mio figlio è stato ucciso. Non è stato il destino». Lo afferma Lucia Baiunco, madre di Gabriele Giadone, il 15enne deceduto il 10 maggio dello scorso anno a Barrafranca in seguito a un incidente stradale replicando alle dichiarazioni di Giuseppe Paternò – indagato nel procedimento per omicidio stradale per la morte del giovane – che ha recentemente fornito la propria ricostruzione della dinamica dell’incidente.

La velocità del ciclomotore

Uno dei nodi della vicenda è la velocità alla quale viaggiava Gabriele. Baiunco afferma che la perizia dell’ingegnere Vitellaro, consulente tecnico della Procura che ha ricostruito la dinamica dell’incidente, indica 67 chilometri orari e non 78 come sostiene Paternò.

La consulenza tecnica della famiglia, affidata all’ingegnere Vadalà, arriva invece a una stima di 38 chilometri orari, sulla base dell’analisi del video originale dell’incidente. Secondo Baiunco, questo dato sarebbe compatibile con la frenata effettuata da Gabriele dopo aver visto il veicolo di Paternò nella propria corsia.

La manovra

La madre contesta anche la ricostruzione secondo cui Paternò non avrebbe avuto alternative alla manovra effettuata, quella di procedere in contromano perché impossibilitato a compiere una manovra in quanto si trovava in una strada chiusa. Secondo Baiunco, in quel tratto sarebbe stato possibile entrare in una sorta di cortile e compiere una manovra diversa, senza procedere contromano.

È uno degli aspetti della dinamica sui quali le versioni delle parti divergono e che dovrà essere valutato nel procedimento sulla base delle consulenze e degli altri elementi acquisiti.

«Abbiamo taciuto per un anno»

Baiunco respinge poi la definizione di «processo mediatico» riferita alla vicenda. Ricorda che la famiglia ha scelto di non esporsi pubblicamente per quasi un anno, fino alla protesta davanti al Tribunale di Enna contro il patteggiamento indicato dalla famiglia in sei mesi. Il prossimo 27 ottobre il gip valuterà una nuova richiesta di patteggiamento.

«Sei mesi, tanto valeva la vita del mio adorato figlio?», afferma la madre, sottolineando che per lei la vita di Gabriele «non ha proprio prezzo».

Nel suo intervento Baiunco riferisce anche di altri episodi che, secondo la sua ricostruzione, avrebbero ostacolato le iniziative della famiglia in memoria del figlio. Tra questi cita la rimozione del banco di Gabriele dalla classe, la mancata partecipazione degli studenti alle iniziative davanti al Tribunale, la rimozione di una targhetta commemorativa e una sanzione amministrativa. Paternò ha anche detto di aver presentato una denuncia contro i genitori di Gabriele per diffamazione e stalking.

“Preferisco non commentare, considerato il fatto che non abbiamo mai avuto rapporti con il Paternó inoltre aggiungo che il Paternó ha fatto una diffida al comune di Vittoria per un evento” tutti insieme per la vita” AIFVS vittime della strada per annullare l’evento dove noi siamo stati invitati, oppure addirittura non darci voce a noi genitori”

«Giustizia, non vendetta»

Baiunco ricorda infine Gabriele come «un ragazzo meraviglioso», solare, impegnato nella scuola, nel calcio e nello scoutismo.

La famiglia, insieme all’AIFVS, l’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada, annuncia inoltre di voler proseguire la battaglia per una modifica delle norme sul patteggiamento nei procedimenti per omicidio stradale. «Abbiamo scelto la strada della giustizia e non della vendetta», conclude la madre. «Continueremo a testa alta a chiedere giustizia e verità per Gabriele».