Targa a Balbo: tensioni nel Pd, Di Gloria a Barbagallo: “La storia si studia, non si cancella”
Pietraperzia - 18/10/2026
La polemica sulla targa collocata in piazza Giacomo Matteotti a Pietraperzia diventa uno scontro politico interno al Partito Democratico. Dopo le critiche del segretario regionale Anthony Barbagallo, che ha definito l’iniziativa “non condivisibile, inopportuna e non in linea con i valori del Partito Democratico”, il sindaco Calogero Di Gloria interviene per difendere la scelta dell’Amministrazione. Al centro della controversia c’è il riferimento a Italo Balbo, gerarca fascista, tra le precedenti denominazioni dello spazio pubblico oggi intitolato al deputato socialista assassinato nel 1924.
La vicenda pone il confronto sul terreno della memoria storica e dell’opportunità politica di riportare quel nome su una targa collocata nella piazza dedicata a Matteotti. Barbagallo ha sostenuto che “non possono convivere nella stessa lapide il nome di Giacomo Matteotti con quello del gerarca fascista Italo Balbo”. Una posizione che chiama direttamente in causa il sindaco dem, deciso a respingere l’interpretazione celebrativa attribuita all’iniziativa.
Di Gloria: “La storia si studia, non si cancella”
Nella replica, il primo cittadino rivendica la finalità storico-documentaria dell’intervento e contesta le critiche rivolte all’Amministrazione. “La sinistra non ha mai avuto paura della storia”, scrive Di Gloria, sostenendo che la targa debba essere letta come una ricostruzione delle diverse denominazioni assunte dalla piazza nel corso del tempo.
Il sindaco precisa che il manufatto non modifica l’attuale intitolazione e ne riporta il testo integrale: “Le piazze e le vie, nel corso della storia, cambiano nome. Questa piazza, prima dell’attuale intitolazione, si chiamava Piazza Italo Balbo Trasvolatore Atlantico Piazza San Domenico e Piazza dell’Annunziata”.
Da qui la contestazione alla lettura proposta dal segretario regionale: “È l’intera successione storica a venire rappresentata dalla targa e quindi non soltanto “quel” periodo e certamente non soltanto Balbo”.
Per Di Gloria, la ricostruzione della toponomastica non equivale a una celebrazione del fascismo. “Il fascismo non si combatte rimuovendone le tracce, ma al contrario ricordandolo e spiegandolo affinché le nuove generazioni possano comprenderne la natura, le responsabilità e le terribili conseguenze”, afferma.
Il progetto del 2023 e la questione Pro Loco
Nella sua nota, il sindaco colloca l’origine dell’iniziativa al 30 ottobre 2023, quando, secondo la sua ricostruzione, la Pro Loco di Pietraperzia presentò una richiesta per installare targhe marmoree dedicate alle precedenti denominazioni di strade e piazze. La proposta sarebbe stata autorizzata dall’allora sindaco Messina e ripresa nel 2026 dall’attuale Amministrazione, con il coinvolgimento dell’Ufficio tecnico comunale.
Su questo passaggio, tuttavia, è emerso un elemento che richiede una distinzione. La Pro Loco Pietraperzia APS oggi riconosciuta ha dichiarato pubblicamente la propria estraneità all’iniziativa, sostenendo di non esserne stata informata e di non aver autorizzato l’utilizzo del proprio nome sulla targa. Anche l’UNPLI ha indicato l’associazione presieduta da Rocco Fonti come l’unica Pro Loco del Comune riconosciuta e iscritta all’albo regionale.
La presa di distanza dell’associazione attuale non chiarisce, da sola, quale fosse la situazione associativa nel 2023 né risolve la questione dell’identità del soggetto che presentò la richiesta richiamata dal sindaco. Resta quindi da distinguere l’iter amministrativo descritto da Di Gloria dalla contestazione sull’effettivo coinvolgimento della Pro Loco oggi riconosciuta.
Il confronto sui valori del Pd
Il nodo politico resta la distanza tra la posizione del segretario regionale e quella del sindaco. Barbagallo ha contestato l’opportunità di accostare il nome di Matteotti a quello di Balbo; Di Gloria respinge invece l’idea che ricordare le precedenti denominazioni della piazza significhi rivalutare il periodo fascista.
Nella nota, il primo cittadino sostiene che la targa serva a conservare la memoria della comunità e a spiegare il contesto in cui si sono succeduti i diversi nomi. “E quella targa rievocativa ha proprio quel compito: ricordare e spiegare perché da 80 anni quella Piazza è intitolata a Giacomo Matteotti”.
Il sindaco contesta inoltre che la cerimonia possa essere interpretata come un’esaltazione del fascismo e rivendica la propria appartenenza politica: “Riteniamo per questo che quella targa, per i valori che trasmette, la storia che racconta, il valore culturale che possiede, non possa in alcun modo ritenersi non condivisibile, inopportuna o non in linea con i valori del Partito Democratico, a cui in ogni attività politica questo Amministratore si è sempre ispirato, anche nel decidere di fare apporre una targa, perché a vantaggio della sua comunità”.
L’invito a Barbagallo
La replica si chiude con un invito al segretario regionale a visitare Pietraperzia e a confrontarsi direttamente con il contenuto della targa. “Invitiamo, dunque, il segretario regionale Anthony Barbagallo a venire a Pietraperzia, a guardare la targa e a confrontarsi con il suo reale significato”.
La polemica, intanto, non riguarda più soltanto la scelta di documentare la vecchia toponomastica. Il caso mette in evidenza una divergenza politica nel Pd sulla gestione della memoria pubblica: da un lato la contestazione di Barbagallo, dall’altro la difesa di Di Gloria, che considera la targa uno strumento di ricostruzione storica e non un omaggio al gerarca fascista.
“La storia non si difende cancellandone le tracce, ma conservandole e spiegandole. La memoria è cultura, la conoscenza è consapevolezza e la storia appartiene a tutti, non a una parte politica”, conclude il sindaco.
Altre correzioni applicate: ho eliminato le formulazioni che presentavano come accertate le valutazioni del sindaco, distinto le sue dichiarazioni dai fatti verificabili e mantenuto il fulcro sullo scontro politico. Le citazioni riportate dalla nota sono state conservate letteralmente; per la pubblicazione, resta opportuno confrontare l’impaginato finale con il documento originale, soprattutto per apostrofi, maiuscole e punteggiatura.