Dal 1969 a oggi, la rabbia dei giovani: un futuro che fa paura

Le manifestazioni di violenza, scontri con la polizia e saccheggi di negozi a Milano, sabato e domenica della settimana scorsa, che hanno avuto per protagonisti giovani, in prevalenza minorenni, pongono delle domande che vanno oltre la questione dell’ordine pubblico, che non può comunque essere ignorata. Molti temono e tanti auspicano un nuovo autunno caldo.

Il confronto con il 1969

Ma non sarà, in ogni caso, un autunno caldo come quello del 1969, che vide protagonisti studenti ed operai uniti nella lotta per ottenere le grandi riforme (sanità, diritto di famiglia, istruzione ecc.) che in effetti ottennero negli anni ’70.
Un fenomeno che supera i confini nazionali
Intanto, c’è da tener conto che quello di oggi non è un fenomeno soltanto italiano. Manifestazioni di protesta di giovanissimi per la casa, il lavoro, i diritti sociali, contro il carovita e gli affitti delle case troppo cari, contro i tagli all’istruzione, che si stanno diffondendo a macchia d’olio, ci sono in tutto il mondo: in Nepal, Francia, Spagna, Marocco, Portogallo, Albania, Kenya, Madagascar, India, Filippine e Perù. Queste manifestazioni di protesta hanno dei tratti in comune.

Giovani, una minoranza in Europa

Tra questi paesi c’è una differenza: nei paesi europei, che hanno società che invecchiano, i giovani sono una minoranza, mentre negli altri paesi asiatici e africani, che hanno società con meno anziani, i giovani non sono una minoranza.

Chi sono i ragazzi

I protagonisti di queste manifestazioni sono giovanissimi, che si organizzano da soli senza leader e portavoce, utilizzando i social TikTok, Discord e Telegram. È difficile per le forze dell’ordine trovare interlocutori con cui parlare e trattare percorsi e modalità di svolgimento delle manifestazioni di protesta.

Il fermo del presunto promotore del Movimento 17 ottobre

In questo quadro si inserisce il recente fermo di Youssef Siher, trentenne ricercatore e giornalista freelance, ritenuto dagli investigatori il presunto promotore del Movimento 17 ottobre, nato e sviluppatosi attraverso i social. Fermato su disposizione della Procura di Milano nella serata del 24 ottobre, è indagato per istigazione a delinquere, con l’aggravante della finalità di terrorismo, e per violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche. Si tratta di ipotesi investigative che dovranno essere accertate nel corso del procedimento giudiziario. Il fermo pone interrogativi sul rapporto tra l’organizzazione delle proteste attraverso le piattaforme digitali, l’assenza di interlocutori riconosciuti e le responsabilità individuali per gli episodi di violenza.

Il futuro come minaccia, non come promessa

Il malessere di questi giovani scaturisce dal fatto che per loro non c’è neppure un’idea di futuro. Anzi, per loro, il futuro non è una promessa di miglioramento delle proprie condizioni, ma di un ulteriore peggioramento delle attuali condizioni di disagio in cui vivono. Per loro il futuro è una minaccia.Una rabbia autenticaLa loro rabbia è autentica e le sue manifestazioni non possono essere spiegate come operazioni promosse e coordinate da una regia esterna.