Enna: “All’Hospice come in famiglia”, il racconto di una donna che ha perso il marito

Nelle cronache nazionali, ma anche locali si è spesso dato spazio ad eventi di mala sanità, vicende che hanno mortificato la natura umana e calpestato la dignità del malato e dei parenti. Ma, in mezzo a tanti eventi nefasti emerge sempre l’altro lato della medaglia, esempi di straordinaria solidarietà come quelli vissuti dalla famiglia La Pusata in occasione della malattia del capofamiglia Antonio morto un mese e mezzo fa dopo una malattia. A darne testimonianza, oggi, è la moglie Santina Cannata che vuole elogiare la grande solidarietà ricevuta all’Hospice: “Siamo stati accolti benissimo, si sono occupati sia di mio marito che di me, eravamo tutti come una famiglia” ed aggiunge: “Provate ad immaginare di trovarvi in mezzo ad un oceano, travolti da un uragano all’improvviso, con la vostra patetica barchetta sbattuti di qua e di là alla mercé del vento, tra onde giganti e sovrastanti, ed essere naufraghi disperati, inzuppati e disorientati, senza ormai una meta; provate ad immaginare di trovarvi in mezzo ad una malattia terribile, sovrastati da un inesorabile destino, che quella schiera di uomini battaglieri che hanno lottato con voi per salvarvi la vita, sia inevitabilmente passata oltre, a cercare di salvare altre vite, di sentirvi persi in quell’oceano di disperazione, ultimi in quel deserto di dolore, e poi provate ad immaginare, di essere accolti in un posto (seppur infausto, per lo scopo per cui è stato concepito, ma necessario) tra visi amici e medici che conoscono il dolore,che sanno accarezzarlo e placarlo, che cercano di tenere a bada la morte e trattarla come merita”. Quello della vedova Cannata è un ricordo struggente, ma animato dalla speranza che il suo possa essere un appello accorato per il futuro. Antonio La Pusata si ammala (carcinoma) oltre un anno fa e si capisce subito la gravità dei fatti, l’oncologo Santangelo indica alla famiglia di rivolgersi alla responsabile dell’Hospice, la dottoressa Viola. “Immaginate quanto sia basilare per coloro che si apprestano a perdere per sempre il bene più prezioso, non sentirsi soli, questo è l’Hospice, questa è la dignitosa morte, questa é la mia testimonianza, il mio personale giudizio contro chi osteggia tutto ciò, poiché se l’Hospice è dotato di soli due posti, rimasti tali da anni a fronte della crescente schiera di malati terminali sfiniti dalla malattia e che non possono accedere al reparto per gli ovvi motivi, inevitabilmente ci deve essere in atto qualcosa di insormontabile” come la burocrazia che spinge Santina Cannata a chiedere “solidarietà a voi che è stato erogato il potere di fare, di disporre, non indugiate, non sottraete altro tempo e pazienza a chi tempo e pazienza non ne ha più, con le vostre patetiche liste di attesa, coi vostri protocolli, coi vostri concetti obsoleti”. Nella speranza che possano davvero essere più di due i posti per i malati terminali accompagnandoli alla morte alleviandone le sofferenze.