Leonforte – Agira. Tribunale Riesame Caltanissetta dispone scarcerazione di quasi tutti gli indagati operazione antidroga “More solito”
Enna-Cronaca - 14/02/2014
Il tribunale del Riesame di Caltanissetta ha disposto la scarcerazione di quasi tutti gli indagati dell’operazione antidroga “More solito”. Le difese dei 10 giovani indagati per traffico e spaccio di sostanze stupefacenti avevano chiesto l’annullamento delle misure cautelari per mancanza dei presupposti gravi che motivano la misura. Sono stati scarcerati Mario Di Bella detto “cocorito” 20 anni, Beniamino D’Agostino 22 anni accusati di avere capeggiato il gruppo; scarcerati Luigi Di Dio 22 anni detto “u smàlitu”, Giusepe Iacona 23 anni detto “u muoddu”, Michele “poli poli” Giacone, 23 anni, Filippo Rosalia 23 anni. Consessi gli arresti domiciliari a Paolo Contino. L’unico per il quale è stata confermata la misura in carcere è Angelo Venticinque 24 anni detto “u ruossu”. Il Riesame deve ancora pronunciarsi per Orazio Valle, che si trova comunque agli arresti domiciliari. In attesa di riesame anche Salvatore Monsù, 21 anni di Leonforte che da qualche tempo si trovava all’estero e che pertanto non era in casa quando era scattata l’operazione. Il giovane aveva comunicato tramite un familiare che sarebbe rientrato in Italia appena possibile per consegnarsi e chiarire la sua posizione. Il giovane, arrivato all’aeroporto di Comiso con un volo dalla Germania e si era consegnato agli agenti del Commissariato di Leonforte che lo attendevano e che gli hanno notificato l’ordinanza di custodia cautelare. Bisogna ora attendere le motivazioni del Riesame, ma sostanzialmente i giudici nisseni non hanno ritenuto che gli elementi a carico dei giovani indagati e i fatti loro contestati fossero tali da motivare la custodia cautelare, perché non hanno ravvisato il pericolo di fuga, inquinamento delle prove e reiterazione del reato. Nell’inchiesta è coinvolto anche il pregiudicato di Augusta Giuseppe Rapisarsa 42 anni che i ragazzi chiamavano “u patruozzu” e che sarebbe stato il fornitore presso il quale gli indagati di Agira e Leonforte acquistavano gli stupefacenti. Nel corso degli interrogatori di garanzia che si erano tenuti subito dopo gli arresti i giovani avevano ammesso l’acquisto di hashish e marijuana, ma tutti avevano parlato di consumo di gruppo, negando di spacciare. A sostegno di questa tesi le difese hanno subito sottolineato come, già dalle indagini è emerso che i ragazzi ad un certo punto erano preoccupati perché avevano accumulato un ingente debito con il fornitore, tanto che qualcuno, spaventato voleva addirittura fare un piccolo prestito in banca.