Al via i saldi, la corsa degli ennesi ai negozi, ecco quanto vale il comparto minacciato dall’online

Inizia domani, sabato 3 gennaio, la stagione dei saldi invernali nell’Ennese come in tutta la Sicilia: un appuntamento tradizionale per il commercio di vicinato che, dopo le vendite private e i pre-saldi, rappresenta un momento chiave per cercare di stimolare i consumi nel nuovo anno. Tuttavia, secondo Confcommercio, sebbene i saldi possano offrire un lieve sollievo economico, non sono attese impennate nei consumi e la situazione resta complessa per le imprese locali.

Il quadro regionale: consumi deboli e numero di imprese in calo

Secondo le stime elaborate da Confcommercio Sicilia, per il periodo dei saldi invernali 2025–2026 è prevista una spesa complessiva di circa 400 milioni di euro, con una media pro capite di circa 100 euro e una spesa media per famiglia tra 250 e 270 euro, coinvolgendo circa 1,5 milioni di famiglie nell’Isola. Il bilancio di dicembre mostra consumi ancora deboli nel commercio, nonostante un leggero aumento della disponibilità in busta paga e un miglioramento degli indicatori di fiducia rilevati dall’Istat.

La presidente provinciale di Confcommercio, Patrizia Di Dio, ha ribadito come le piccole vendite durante i saldi possano offrire “una piccola boccata d’ossigeno” ma non bastano a compensare anni di difficoltà, sottolineando la necessità di interventi politici urgenti per sostenere il commercio di prossimità, messo sotto pressione da costi elevati, fiscalità, costi del personale e dall’aggressiva concorrenza del commercio online.

I dati regionali mostrano un saldo negativo di imprese nel settore rappresentato da Confcommercio: solo nel 2024, il saldo tra aperture e chiusure è stato negativo di oltre 9.500 imprese, con quasi 5.000 chiusure nel commercio al dettaglio. Anche l’occupazione del settore è in contrazione, con la perdita di circa 20.000 posti di lavoro nel commercio al dettaglio dell’abbigliamento negli ultimi cinque anni, nonostante indicatori positivi nei dati occupazionali generali.

Una delle componenti che contribuisce alla fragilità del commercio tradizionale è proprio la competizione dell’e-commerce: negli ultimi anni l’acquisto online ha continuato a crescere, attirando una quota sempre maggiore della spesa complessiva dei consumatori italiani e modificando i comportamenti d’acquisto, soprattutto nelle fasce di età più giovani e nei settori dell’elettronica, dell’abbigliamento e dei beni durevoli.

La provincia di Enna: un’economia fragile con un commercio locale in tensione

La provincia di Enna si inserisce in questo contesto regionale, con un sistema economico fortemente orientato al terziario e ai servizi, tra cui il commercio, ma con un peso complessivo del valore aggiunto provinciale che risulta generalmente inferiore alla media regionale. Secondo analisi basate su dati istituzionali, i servizi – di cui il commercio è componente centrale – costituiscono circa il 72-78% del PIL provinciale, evidenziando una dipendenza significativa del territorio dalle attività legate alla domanda interna e ai consumi locali.

Al contrario, agricoltura e industria, che in Sicilia rappresentano rispettivamente quote più contenute, nella provincia di Enna mantengono ruoli più rilevanti (9-12% e 7-9% circa), ma senza generare dinamiche di crescita tali da compensare la debolezza del commercio al dettaglio e dei servizi.

Secondo i dati più recenti elaborati dalle imprese registrate della Camera di Commercio Palermo-Enna, sul totale delle attività della provincia oltre il 21% appartiene al settore commercio, una proporzione significativa che rispecchia il ruolo centrale di questo comparto nell’economia locale.

Il tessuto imprenditoriale locale resta fragile: Unioncamere evidenzia che la provincia di Enna è stata, negli ultimi anni, l’unica in Sicilia con un saldo negativo di imprese, un indicatore di difficoltà strutturale per l’economia locale che riguarda sia il commercio sia altri settori tradizionali

Commercio online: competitività e sfida per il commercio di vicinato

L’ascesa dell’e-commerce rappresenta una sfida ulteriore per le imprese di Enna. La progressiva migrazione degli acquisti verso piattaforme online, con costi di gestione inferiori e ampia struttura logistica, mette sotto pressione i negozi fisici, soprattutto nei comparti più esposti alla concorrenza digitale come abbigliamento, elettronica e beni durevoli. Questo fenomeno non solo erode quote di mercato ma incide anche sull’occupazione locale, riducendo la domanda di lavoro nei punti vendita tradizionali e contribuendo alla progressiva desertificazione commerciale di alcune aree urbane periferiche.

La corsa verso i negozi fisici

Nonostante le difficoltà, c’è un elemento di fiducia: quasi il 90% dei consumatori interessati ai saldi dichiara l’intenzione di acquistare nei negozi fisici, segno che il commercio di prossimità continua a giocare un ruolo insostituibile nella percezione di fiducia, garanzia e qualità dell’esperienza d’acquisto.

Tuttavia, per invertire tendenze negative e sostenere il tessuto commerciale di Enna e dell’Isola, gli operatori e le associazioni di categoria insistono sulla necessità di interventi mirati da parte delle istituzioni locali e regionali, capaci di mitigare gli effetti della digitalizzazione competitiva e di rafforzare il ruolo sociale ed economico dei negozi sotto casa.